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(Calciopress – St. Ant.) Da qualche tempo il vice-presidente federale Demetrio Albertini ha cominciato a lanciare sassi nello stagno (QUI i particolari, ndr).

Nei giorni scorsi si è tenuto un vertice tra il presidente della Federcalcio Abete (nella foto), il vice presidente federale e presidente del Club Italia Albertini, il direttore generale Valentini, il ct azzurro Prandelli e il coordinatore delle nazionali giovanili Sacchi.

L’incontro si inserisce nel quadro di un progetto a largo raggio promosso dalla Figc per il rilancio dei vivai e per la valorizzazione della scuola calcistica italiana. Il progetto, assai articolato, prevede almeno quattro passaggi:

1) Programma di scouting. La FIGC ha già fatto partire attraverso il Club Italia, nello specifico sotto il coordinamento di Arrigo Sacchi, un programma di scouting su tutto il territorio nazionale, utilizzando nelle varie regioni allenatori/osservatori in grado di scoprire e segnalare nuovi talenti.

2) Abbassamento dell’età della categoria Primavera e Berretti per qualificare il confronto tecnico dei nostri giovani e accelerarne la maturazione.

3) Istituzione di un campionato riserve (le cosiddette “squadre B” della serie A Tim).

4) Potenziamento delle Nazionali giovanili attraverso la crescita dell’attività a livello internazionale.

A illustrare il progetto è stato lo stesso Albertini nel corso di un forum all’Ansa, al quale ha partecipato anche Arrigo Sacchi (coordinatore delle nazionali giovanili). “Adesso – ha sottolineato il vice presidente federale – porteremo il progetto nelle sedi opportune, vale a dire in Consiglio Federale. Uno dei punti fondamentali per il rilancio del calcio italiano è abbassare l’età del campionato Primavera e formare una selezione di giovani usciti da lì da far giocare in un torneo professionistico, Lega Pro o serie B. La nostra è una proposta tecnica, per valorizzare i giovani senza danneggiare alcun club e far crescere il vivaio azzurro”.

“Non ci stiamo evolvendo come negli altri Paesi – ha spiegato Sacchi – è lo specchio più evidente di un paese che non è fatto per i giovani, in cui si vive sempre in difesa: siamo poco sinergici e fatichiamo a fare squadra”.

“Oggi abbiamo un bastone in mezzo alla ruota”, ha detto ancora Sacchi, parlando delle difficoltà con cui fa i conti il calcio italiano. Nota dolente su tutti quella degli stadi: impianti “terrificanti” li definisce il coordinatore delle nazionali giovanili, in cui il profumo dell’erba è solo un vago ricordo. Senza stadi moderni il progresso resta tabù”.

Per accompagnare la rinascita, dunque, ci vogliono stadi nuovi e sinergie vere. Nel frattempo, hanno sottolineato Albertini e Sacchi, il progetto si è già messo in moto: “Abbiamo aumentato del 30-40 per cento l’attività delle nazionali giovanili, perchè i ragazzi hanno bisogno di giocare”.

St. Ant. –
www.calciopress.net

 

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