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(Calciopress – Sergio Mutolo) Nulla accade per caso. La Bunde­sliga ci sta facendo mangiare la polvere nel Ranking Uefa, e non solo. Se la Germania ci ha definitivamente scalzato dalla terza posizione della classifica basata sul coefficiente, le ragioni sono forti e chiare (QUI i particolari, ndr).

Il triste spettacolo che stanno offrendo in questi giorni i presidenti dei venti club della Serie A che passano litigiosamente da un’assemblea all’altra per risolvere il problema dei bacini di utenza (QUI i particolari, ndr), è la prova provata dell’arretratezza culturale e organizzativa del nostro calcio rispetto a quello teutonico e non solo. In Europa siamo ormai periferici e abbiamo perso la leadership occupata per decenni.

La spaccatura che si è determinata tra le cosiddette cinque sorelle (Inter, Juventus, Milan, Napoli e Roma) e le altre quindici società della massima serie nazionale, sotto l’occhio forse disattento di un presidente come Maurizio Beretta di fatto proiettato verso il nuovo incarico bancario in Unicredit, rischia di trascinare la serie A in un tunnel ancora più buio di quello in cui è stata colposamente infilata.

Le ultime grida dalla savana lanciate dal numero uno del Parma, Tommaso Ghirardi, dovrebbero essere prontamente raccolte dai vertici del calcio italiano (Figc e e Coni). Non è più possibile assistere a questo sfascio latente senza decidersi a programmare interventi strutturali e draconiani a vantaggio dei tifosi, che dell’intero sistema sono la traballante architrave. Servirebbe un presidente federale pronto a salire sulle barricate in difesa del calcio, ma Giancarlo Abete si limita a traccheggiare.

Tornando al sistema di ripartizione dei diritti televisivi oggetto del contendere, fermo restando che in Europa non si parla di bacini di utenza (la solita anomali tutta italiana, che ha il fine non troppo sotteso di perpetuare nel tempo la schiacciante preponderanza delle “grandi” sui club medi e piccoli), bisognerebbe saper guardare a modelli organizzativi meglio strutturati del nostro. Una lungimiranza che non è dato vedere, alle nostre latitudini.

Come funzionano le cose nella virtuosa Bundesliga, un modello che dovremo prima o poi deciderci a imitare? Intanto i proventi da diritti tv ammontano in Germania a 600 milioni (il resto dei ricavi viene da ticketing e merchandising), contro il miliardo che versano nelle casse della serie A Sky e Mediaset (seconda posizione in Europa dopo l’Inghilterra). La suddivisione, come nella Premier League inglese, è la seguente: 50% in parti uguali, 25% in base alla posizione finale nell’ultimo campionato e 25% in base ai risultati ottenuti negli ultimi tre tornei.

Un meccanismo apparentemente sbilanciato a favore dei club più for­ti, che anche in Bundesliga sanno posizionarsi nelle posizioni alte della graduatoria con frequenza maggiore. Così non è, in effetti. Il rapporto tra la prima e l’ultima in classifica è meno di due a uno. Le statistiche re­lative alla stagione 2009-10, come riporta oggi Tuttosport, dicono che al Bayern Monaco toccano 28milioni 100mila euro e alla cenerentola Hoffenheim 13milioni300mila.

Viene da chiedersi che fine abbiano fatto tutti i soldi che la serie A ha incassato per i diritti televisivi dalle pay tv. Quando si dice che la montagna partorisce un topolino.

Sergio Mutolowww.calciopress.net

 

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