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Sergio Mutolo

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(Calciopress – Sergio Mutolo) Il calcio italiano è alla frutta. La guerra incombente innescata dai diritti televisivi potrebbe condurre a lacerazioni aspre, con risvolti inattesi. La carenza di un progetto di ampio respiro, vitale per la ristrutturazione di un sistema che fa acqua da tutte le parti, sta facendo venire tutti i nodi al pettine. La serie A, persa nelle sue paranoie, non riuscirà mai a risolvere da sola i suoi problemi. Per rimettere a posto le cose ci vorrebbe un intervento a gamba tesa della Figc di Giancarlo Abete e, perché no, del Coni di Petrucci.

L’assemblea straordinaria del 15 aprile, con una maggioranza schiacciante di 15 voti favorevoli contro 5 contrari (Inter, Juventus, Milan, Napoli e Roma), aveva dato mandato a tre società demoscopiche (Crespi, Doxa e Sport+Markt) di avviare il sondaggio d’opinione per definire la suddivisione dei 200 milioni di diritti tv legati ai bacini d’utenza in base al numero di sostenitori di ciascun club. La stagione 2010-2011 è ormai in chiusura, ma la questione resta pericolosamente in piedi.

Il Consiglio di Lega ha ribaltato la delibera assembleare dichiarandola “non eseguibile”, avvalorando una frattura forse insanabile. Cinque i no delle grandi (quelli delle cinque sorelle) e cinque i sì delle medio-piccole (Catania, Palermo, Parma, Sampdoria e Udinese). I presidenti della Serie A Tim hanno deciso di tornare in assemblea martedì 3 maggio. Quel giorno il tasso di litigiosità sarà ai massimi livelli.

Tutto ruota attorno alla definizione del concetto di “sostenitori”. E’ questo il termine che la legge Melandri-Gentiloni utilizza invece della parola “tifosi”. Secondo le cinque sorelle vanno calcolati i tifosi di una squadra, punto e stop. Le quindici società ribelli pensano invece che il termine cui rinviano le norme legislative contempli la possibilità di essere tifosi di una “grande” e, nel contempo, sostenitori della squadra della propria città. Resta fermo che, per rimanere aderenti allo spirito della legge, si deve comunque parlare di sostenitori. Su questo non ci piove.

Il fatto è che, per le cosiddette grandi, si è determinato un consistente decremento degli introiti da diritti televisivi. L’amministratore delegato dell’Inter, Ernesto Paolillo, è stato chiaro sul punto: “Si stanno togliendo legittime risorse alle squadre che più investono nel calcio, dividendole fra chi investe molto meno. E questo tentativo da parte di 15 società di interpretare a modo loro la legge renderà i club italiani ancora meno competitivi in Europa di quanto siano oggi”.

Sulla delicata questione incombe il Fair Play Finanziario introdotto dal presidente della Uefa, Michel Platini. Si va verso una nuova era del calcio europeo. Le nuove norme di bilancio saranno rigorose. Un presidente non potrà più immettere capitali propri per arrivare al pareggio del budget. I club potranno spendere soltanto quanto incasseranno. “Un euro speso per ogni euro incassato”, questo il motto targato Uefa al quale bisognerà giocoforza adeguarsi.

In Italia la serie A lo ha capito troppo tardi, more solito. Solo sul filo di lana i presidenti delle cinque sorelle si sono resi conto che i loro ricavi sono di gran lunga inferiori a quelli delle squadre inglesi, spagnole e tedesche. In Italia il ticketing (incasso ai botteghini) e il merchandising (proventi dalle attività collaterali) sono parole prive di senso. La lungimiranza amministrativa e organizzativa non abita da tempo nelle stanze dei bottoni del calcio italiano.

Il clima che si respira in Lega fa pensare a uno scontro frontale. Per tutti parla il presidente del Parma, Tommaso Ghirardi: “Le grandi si facciano il loro campionato europeo e vorrà dire che le altre quindici faranno il campionato italiano dei poveracci. Chi vuole distruggere il calcio non è chi fa sacrifici per le proprie società e lotta quotidianamente con i bilanci e la classifica. Da sei mesi veniamo in Lega per dividere queste famose risorse. E adesso ci si querela. È incredibile”.

Giorni tristi aspettano i tifosi italiani, ultimo traballante baluardo di quel che resta del calcio.

Sergio Mutolowww.calciopress.net

 

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