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(Calciopress-Enrico Losito) Perentoria prova di forza dei pugliesi (al dodicesimo risultato utile consecutivo) che sbancano il “Menti” di Castellammare. La Juve Stabia “schiacciasassi” in versione casalinga cade al cospetto di un Taranto sagace e cinico. Tre squilli di tromba permettono agli uomini di Dionigi di conquistare tre punti di platino per la corsa play off. Gli jonici inanellano il dodicesimo risultato utile consecutivo    conservando il quinto posto (a pari punti con l’Atletico Roma) e incalzando proprio la Juve  Stabia che conserva, malgrado la sconfitta, la terza piazza in classifica.

Cronaca. Al primo affondo (al 4′) il Taranto passa in vantaggio: Rantier batte una punizione dalla trequarti avversaria, la palla giunge in area e viene colpita di testa da Girardi, Corona tenta di rinviare ma goffamente deposita nella propria rete. Lo stadio “Menti” ammutolisce, ma le vespe sono subito reattive: al 8′ il destro dal limite di Albadoro colpisce il palo interno, la palla rimbalza in campo e l’azione sfuma. Al 20′ ci prova il gialloblu Cazzola direttamente su calcio piazzato dai 25 metri, la sfera, però, finisce oltre la traversa. Gli jonici allentano la pressione campana, prima (al 25′) con il destro dal limite di Rantier (conclusione al lato) e, successivamente, con la stoccata da fuori area di Girardi che viene bloccata dal portiere Colombi. Gli stabiesi impensieriscono la retroguardia rossoblu al 34′: Albadoro scodella in area da calcio di punizione, Scogliamiglio, appostato in area, colpisce di testa con Bremec pronto alla parata. Il Taranto è cinico e raddoppia al 37′: Garufo batte un angolo per Prosperi, sistemato sul primo palo, che prolunga di testa sul fronte opposto, dove Antonazzo fa sponda, sempre di testa, per la letale girata di Girardi che insacca. Schema chirurgico dei rossoblu che colgono di sorpresa l’imbambolata difesa delle vespe. Al 40′ miracoloso doppio intervento di Bremec su incornata in tuffo di Mbakogu. Nei minuti di recupero i pugliesi sfiorano anche la terza rete con il destro dai venti metri di Branzani che lambisce il montante. Si va al riposo con gli ospiti in vantaggio per 2-0. Ad inizio ripresa il tecnico Braglia cerca di fornire brio alle vespe inserendo Tarantino al posto di Rizza. Proprio il neo entrato al 5′ crossa per il colpo di testa di Mbakogu che termina abbondantemente al lato. Al 10′ il Taranto manda in ghiaccio il confronto: Girardi, al culmine di un’iniziativa personale, appoggia per il mortifero rasoterra di Sy. Il tecnico Braglia è una maschera smunta e sconsolata, la sua Juve Stabia è rimasta forse imprigionata nella vittoria di Nocera. Mistrer Dionigi, inceve, innerva la sua squadra iniettando forze fresce: Sabatino e Colombini prendono il posto rispettivamente di Rantier e dell’acciaccato Prosperi. I pugliesi passano dal 3-4-3 al 3-5-2. Di contro la mossa della disperazione di Braglia è rappresentata da Raimondi che avvicenda un impalpabile Corona. Al 29′ un dribbling avventato di Bremec provoca l’improvvisa zampata di Mbakogu, la sfera però finisce di poco al lato. Le ultime sostituzioni del match non cambiano sostanzialmente il corso della gara. Al 36′ si segnala il prodigioso intervento di Bremec che smanaccia sulla traversa la staffilata dal limite di Pittaresi. L’estremo rossoblu si ripete al 40′ deviando una punizione di Danucci. Anche Raimondi tenta la fortuna dalla distanza allo scadere: il suo destro (velleitario) viene bloccato a terra da Bremec. Nei minuti di recupero (5 complessivi) gli ospiti giocano  anche in inferiorità numerica per l’uscita dal terreno di gioco dell’infortunato Sosa. L’improvvisa defezione, comunque, non scalfisce il fortino rossoblu che resiste, senza eccessivi patemi, fino al fischio finale.

Braglia (all. Juve Stabia). I “veleni” sparsi dal tecnico dei gialloblu sull’ambiente tarantino, sopratutto sul club jonico, si rivelano un clamoroso autogol. Fallimentare il lavoro psicologico del tecnico toscano che probabilmente, attraverso quelle dichiarazioni, ha tentato di tenere alta la tensione dei suoi uomini, “ubriacati” dalla vittoria di Nocera.  A bocche ferme, le stesse “stoccate” hanno il retrogusto dell’insipiente comicità. Ad ogni buon conto Braglia corregge leggermente il tiro in merito alle dichiarazioni della scorsa settimana. “Non ho nulla contro la gente di Taranto – chiarisce il tecnico – ce l’ho con altri. Del Taranto, però, non voglio parlare”. Messaggio neanche tanto enigmatico: il livore rimane per una macchia nella carriera del vulcanico trainer, esonerato dal club rossoblu dopo poche giornate del campionato di due anni fa. Meglio, allora, parlare della partita. “I nostri avversari hanno superato la metà campo cinque volte e hanno realizzato tre reti. Non voglio immaginare, se l’avessero superata con maggiore continuità: probabilmente avremmo utilizzato il pallottoliere!!!”. Le colpe sono da addebitare, secondo il tecnico, esclusivamente alla sua squadra: “Non siamo riusciti a vivere adeguatamente la festa rappresentata dalla vittoria di Nocera. L’ambiente di Castellammare deve capire che bisognerà festeggiare dopo l’ultima partita. Del resto avevo avvertito tutti già da martedì scorso. Purtroppo io non scendo in campo e in questa squadra sono presenti una decina di calciatori giovani, che non sanno gestire certe situazioni. La partita? Loro hanno dimostrato voglia di vincere, noi invece abbiamo pensato ad essere “bellini” giocando palla con poca profondità. Abbiamo commesso troppi errori difendendo in undici, cosa mai accaduta, e poi quella dormita sulla prima rete subita è stata imperdonabile. Evidentemente doveva andare così”. La chiusura del Braglia pensiero è una minaccia ai suoi ragazzi: “Parlerò con la società, i calciatori che non hanno voglia di lottare devono farsi da parte; se sarà necessario andremo in ritiro. Ora mi interessa la reazione della squadra”

Dionigi (all. Taranto). Difficile trattenere l’euforia dopo una vittoria  esaltante in casa di una diretta concorrente ai play off. La dedica per i tre punti conquistati emerge prepotente  dalle parole del tecnico: “Questa vittoria è un regalo personale, e della squadra, al presidente D’Addario. Non è per piaggeria, potrei andare via a fine anno o restare per altri tre. Questo non è importante, ma preferisco esplicare un concetto: sono orgoglioso più che mai di essere il tecnico del Taranto. Giusto affermarlo dopo alcune dichiarazioni settimanali che non ho gradito”. Risposta elegante a chi, invece, rinnega la sua breve (e sfortunata?!) permanenza in riva allo Jonio…Braglia docet. Accantonati i messaggi cifrati, il tecnico parla della gara: “I ragazzi sono stati fantastici. Loro sono partiti aggressivi, ma noi siamo stati bravi tatticamente. Avevo chiesto alla mia squadra di partire forte ed in effetti così è stato. Sono soddisfatto, perchè abbiamo dimostrato di non avere perso il cinismo. Purtroppo possono anche capitare delle gare come quella contro il Lanciano, in cui non riesci a capitalizzare otto palle gol. Qualcuno aveva scritto che eravamo reduci da un momento difficile dopo due pareggi consecutivi: questa è stata la risposta. La chiave di volta del match? Sicuramente gli esterni Garufo e Antonazzo. In particolare a quest’ultimo ho concesso nuovamente fiducia, malgrado la prova poco brillante di domenica scorsa. Il campo mi ha dato ragione. Un plauso anche per Branzani e Pensalfini che hanno retto bene il centrocampo rossoblu. Oggi è stata la vittoria dell’organizzazione tattica, ma i ragazzi hanno dimostrato anche di avere cuore”. Restano ostracizzati i voli pindarici, per questo i piedi restano saldamente piantati per terra: “Dobbiamo raggiungere i play off, non importa con quale piazzamento nella griglia finale. Anche il quinto posto va bene”. 

Enrico Losito – www.calciopress.net

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