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(Calciopress-Stefano Cordeschi) Era andata bene a Josè Mourinho, nella scorsa Champions League, quando il catenaccio proposto nella gara con il Barcellona aveva prodotto l’approdo in finale per l’Inter. In quella occasione il tecnico portoghese era riuscito a bloccare le giocate degli spagnoli, grazie soprattutto all’impegno profuso dai propri attaccanti, costretti per lunghi tratti della gara a giocare da terzini aggiunti. Oggi, come allora, Mourinho ha provato a battere i rivali con la stessa tecnica.

Sul proprio terreno, davanti ad un Santiago Bernabeu stracolmo, il Real Madrid chiude tutti gli spazi, con il solo Cristiano Ronaldo in avanti a raccogliere i rinvii dei propri compagni. Disarmante il primo tempo delle Merengues, che fa il paio con un possesso palla enormemente squilibrato a favore dei Blaugrana. Nella ripresa la squadra di Mourinho è costretta a produrre qualcosa in più ed ecco che, inevitabilmente, il Real Madrid incassa due reti che, verosimilmente, la tagliano fuori dal discorso finale.

Sicuramente Josè Mourinho sarà, come suo solito, molto abile a dribblare domande inerenti la gara, lasciando andare la dialettica sulla conduzione arbitrale o su terze parti influenti in qualche modo sulla partita. Una cosa però è certa. Il calcio proposto da Mourinho è sempre lo stesso, ovvero, povero di idee, lento e prevedibile. La predilezione per l’eccessiva fase difensiva (catenaccio?) fa del portoghese uno dei più abili allenatori italianizzati. Si, ma parliamo di quelli degli anni ’80.

Stefano Cordeschi – www.calciopress.net

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