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(Calciopress – Sergio Mutolo) Sul calcio italiano spirano venti di guerra. La causa, come accade da anni, sono i soldi dei diritti televisivi.

Le pay tv rappresentano l’ultima ancora di salvezza del sistema. L’unico sostentamento economico di un sport lasciato andare alla deriva, la cui capacità di autofinanziamento è ridotta al lumicino.

Si pensava che la scissione tra A e B avesse risolto i problemi. Viceversa la massima serie nazionale, pur liberata dal (presunto) fardello della cadetteria, continua a litigare e dividersi.

Proviamo a fare il punto di una situazione sempre più controversa e difficile da comporre, dagli esiti imprevedibili vista la brutta aria che tira.

Ieri niente assemblea in Lega Serie A. L’atteso confronto è stato rinviato per mancanza del numero legale. L’assemblea dei venti club è stata riconvocata per lunedì 16 maggio (ore 11) da un Maurizio Beretta apparso sempre più scettico sull’esito della trattativa in corso.

Oggi è in programma l’udienza della Corte di Giustizia Federale. Il massimo organo giurisdizionale della Figc è stato chiamato ad esprimersi sul reclamo presentato dalle cosiddette cinque sorelle (Inter, Juventus, Milan, Napoli e Roma) contro la delibera con cui le altre quindici società avevano affidato a tre agenzie demoscopiche (Crespi, Doxa e Sport+Markt) il compi­to di stabilire la ripartizione dei bacini di utenza.

In ballo ci sono 200 milioni di euro, che dovranno essere suddivisi secondo criteri in grado di spostarne una decina in più o in meno da una parte o dall’altra. Il quesito di fondo riguarda al momento i cosiddetti “sostenitori”: tifosi o semplici appassionati?

Le cinque “grandi” saranno rap­presentate dall’avvocato Miche­le Briamonte per la Juven­tus, dall’ad Adriano Galliani e dall’avvocato Leonardo Canta­messa per il Milan, dall’ad Erne­sto Paolillo per l’Inter. La loro posizione è sintetizzata (si fa per dire…) in un corposo esposto di 223 pagine già recapitato alla CGF.

Gli altri 15 club invieranno in loco i rispettivi legali. Il loro ca­pofila, l’avvocato Stefano Campoccia, dopo aver riascoltato l’intera as­semblea del 13 aprile sembra uscito rafforzato sulle ragioni delle “medio-piccole” sia nella forma che nella sostanza.

Travolto da queste (penose) diatribe, il livello di credibilità del nostro calcio non fa che precipitare.

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

 

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