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(Calciopress – Sergio Mutolo) Il calcio italiano si avvita sempre più su se stesso. La serie A, incapace di trovare fonti di ricavo alternative, si azzanna per spartire i 200 milioni relativi ai bacini di utenza introdotti dalla Legge Melandri-Gentiloni (che regola la vendita collettiva dei diritti televisivi). I venti presidenti sembrano disposti a tutto, pur di iscrivere a bilancio dieci milioni in più o in meno. Sky e Mediaset, ormai, sono i veri padroni del vapore.

La spaccatura in atto tra le società della massima serie nazionale è solo in apparenza dicotomica. Da una parte le cinque grandi (Inter, Juventus, Milan, Napoli e Roma) e dall’altra le quindici medio-piccole? Le cose non stanno esattamente così. Il fronte delle “cinque sorelle”, messe sotto schiaffo dalla sentenza della Corte di Giustizia Federale che ha preso per buone le ragioni prevalse nell’assemblea del 13 aprile scorso, è tutt’altro che compatto.

Lo conferma la veemente reazione al recente sondaggio promosso da Ipr Marketing sullo scottante tema dei tifosi, che fa registrare il clamoroso sorpasso dell’Inter ai danni della Juventus. Secondo questa indagine demoscopica, la Vecchia Signora non sarebbe al momento la “più amata tra le italiane”. Il club bianconero si deve accontentare di 7 milioni di tifosi, contro i 7,5 dei nerazzurri.

Il comunicato ufficiale della Juventus non si è fatto attendere più di tanto. La società di Andrea Agnelli ha risposto al colpo basso di Moratti servendosi di un recente sondaggio affidato a Eurisko e Cra. I supporters bianconeri sarebbero il 28 % del totale degli appassionati di calcio in Italia. Una cifra che vale 4 milioni di tifosi in più rispetto a quelli di fede nerazzurra.

Conteggi astrusi e anche un po’ penosi, nei quali la passione c’entra come i cavoli a merenda. Quando il calcio inizia a perdersi dietro a certi sondaggi, scimmiottando la politica opaca di una fase storicamente difficile da interpretare, è l’inizio della fine. Non è un caso se il sistema pallonaro italiano è stato trascinato verso una deriva irreversibile.

C’è stato un tempo in cui il termine tifoso era sinonimo di passione. Essere tifosi significava portarsi nel cuore le maglie per tutto il corso della vita, saperle sostenere nella buona e nella cattiva sorte, recarsi in massa a riempire gli stadi con il tripudio dei cori e delle bandiere.

Oggi i tifosi, con la complicità dei club, sono stati emarginati dal sistema. Al punto che sono tenuti artatamente lontano dagli stadi. Contano solo per contabilizzare un pugno di euro in più portato a casa per i diritti televisivi.

La contaminazione del business, in Italia, sta infettando il calcio moderno oltre ogni tollerabile misura. Fa scricchiolare qualsiasi tipo di certezza.

I tifosi, architrave del sistema, servono ormai solo per pompare più soldi dalle televisioni a pagamento. Proprio quelle pay tv che, grazie a presidenti immemori di un passato che seppe essere glorioso, hanno contribuito a mercificare e svilire questo sport (una volta?) bellissimo.

Sergio Mutolowww.calciopress.net

 

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