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(Calciopress – Stefano Cordeschi) Per i tifosi blucerchiati il peggiore degli incubi si sta trasformando in realtà. A due giornate dalla fine del campionato, la retrocessione in serie B (nel ventennale dello scudetto) è una spada di Damocle che pende sempre più pericolosamente sulla testa della Sampdoria (nella foto, la Gradinata Sud).

La classifica parla chiaro. La Sampdoria è terzultima con 36 punti. Il Lecce è due lunghezze avanti (38), il Cesena addirittura quattro (40). Domenica i salentini di De Canio andranno a cercarsi i punti che servono per la salvezza matematica al San Nicola, contro un Bari da tempo retrocesso. I galletti hanno un presidente (Matarrese) con un piede già sulla porta. I giocatori biancorossi sono con la testa da un’altra parte, alle prese con la grana degli stipendi che mette in dubbio la sopravvivenza stessa del club e la sua iscrizione in cadetteria. I procuratori sono in pista per far emigrare i loro assistiti altrove.

Una situazione incredibile per una squadra, quella doriana, che appena nell’agosto scorso disputava i preliminari di Champions con il Werder Brema. Forse il precipizio è cominciato da lì. Da quella partita giocata al Ferraris contro i modesti tedeschi. In quella calda serata la Samp aveva la qualificazione in mano. I tifosi pregustavano già la festa, quando l’oscuro Rosemberg (panchinaro cronico in Bundesliga) si prese la briga di spezzare il sogno in pieno recupero. L’elaborazione di questa inopinata sconfitta ha assunto contorni da psicodramma.

Gli errori a cascata ascrivibili ai Garrone (smantellamento della squadra con le cessioni di Cassano e Pazzini, allontanamento di Gasperin, esonero di mister Di Carlo) sono stati forse la conseguenza della scorretta elaborazione di un’eliminazione dai contorni opachi.

C’è da fare i conti anche con la cabala. Una parabola simile toccò anche al Chievo, passato nel giro di un anno dai preliminari di Champions alla serie B. La Coppa europea fu un’ubriacatura troppo forte per il club veronese di Campedelli, che non riuscì a tenere botta in campionato. Analoga storia si potrebbe ripetere anche per la Samp.

In questo marasma mister Cavasin (che ha raccolto la scomoda eredità di Di Carlo) continua a professare  ottimismo. Un atteggiamento che sa di maniera. I tifosi blucerchiati sono delusi e disincantati. Anche se la matematica lascia qualche speranza, forse i primi a non crederci sono loro. Quando mollano i tifosi, il principio della fine è vicino. I prossimi 90’ al Ferraris con il Palermo, ebbro per l’ammissione alla finale di Tim Cup, scioglieranno gli ultimi nodi.

Stefano Cordeschi – www.calciopress.net

 

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