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(Calciopress – Sergio Mutolo) Il calcio italiano è in pieno marasma. La questione dei diritti televisivi legati ai bacini di utenza (ballano 200 milioni che, in tempi di vacche magre e di Fair Play Finanziario, non sono noccioline) ha scoperchiato il vaso di Pandora.

Tra accuse e contro accuse, minacce e ritorsioni, il clima è sempre più mefitico. Occorerrebbe una Figc vigile e battagliera. Il presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete (nella foto), resta alla finestra. Si limita a rilasciaare dichiarazioni di circostanza.

Nell’indifferenza generale contrassegnata dalla mancanza di indignazione per gli opachi eventi che si susseguono con cadenza quotidiana, tra lo sconcerto e l’incredulità di tifosi ormai pronti a tutto, il peggio (forse) deve ancora venire.

Il fatto è che il presidente della Lega Pro, Mario Macalli, per risolvere il rude contenzioso in atto con la Serie A si è rivolto al Tribunale Civile di Milano per la questione della Fondazione. La Lega di Firenze boccheggia. Rischia di perdere 30-40 società a luglio. Il suo futuro è sempre più precario. Macalli si sente solo e abbandonato al timone di una barca con le vele rotte, che nessuno vuole saperne di aiutare a rientrare in porto.

A riprova delle sue ragioni la la Lega Pro ha depositato in Tribunale, come informa Repubblica, la delibera della Lega (allora di A e B) del 27 luglio 2009. Una delibera che, come precisa la stessa fonte, secondo l’entourage di Macalli spiegherebbe “il disegno criminoso dei club della massima serie nazionale e che presenterebbe addirittura profili penali”.

Si sta parlando di soldi, ovviamente. La materia del contendere è sempre la solita, la percentuale dei diritti tv che dovrebbe toccare alle 90 squadre iscritte alla Prima e Seconda Divisione nazionale.

Non finisce qui. In merito al contenzioso con la Lega Pro per la questione dei diritti televisivi e della loro ripartizione, la Lega Serie A Tim ha presentato (alle ore 23,30 di giovedì scorso) le sue controdeduzioni al Tnas del Coni. L’appuntamento al Tnas è fissato per il 20 mag­gio,

In questo documento si sosterrebbe addirittura, sempre secondo Repubblica, che “la legge Melandri è incostituzionale”. Una decisione clamorosa e inattesa, che complica oltre misura i già avvelenati rapporti tra i club del calcio professionistico italiano.

In un sistema senza soldi né idee, contrassegnato da una mediocrità senza limiti, questa spirale perversa rischia di far saltare il banco. Una lezione che potrebbe essere salutare. Sarà bene tenersi pronti.

Sergio Mutolowww.calciopress.net

 

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