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(Calciopress – Sergio Mutolo) Le federazioni nazionali affiliate alla Uefa di Michel Platini (l’Unione europea del calcio) sono in tutto cinquantatre. Molte quelle giovani o giovanissime, rispetto alla nostra, in quanto a data di iscrizione.

Nella classifica stagionale del fair play, compilata dall’organismo di Nyon, l’Italia si piazza quest’anno in trentaseiesima posizione.

Ci precedono tutti le grandi del calcio europeo. La Germania è sesta. L’Olanda nona. La Francia decima. La Spagna undicesima. La Svizzera quattordicesima. L’Italia sta davanti a federazioni più o meno opache come quelle di Armenia, Romania, Macedonia, Galles e Croazia. Sul fondo galleggia Andorra, davanti all’Albania fanalino di coda.

Un crollo rispetto al ventiduesimo posto occupato l’anno scorso. Il segno ulteriore di una deriva in cui il nostro sistema, fino a qualche lustro fa traino del resto d’Europa, è stato colposamente trascinato.

L’ennesima batosta per la Figc di Giancarlo Abete, in caduta libera sul piano del prestigio internazionale in base a tutti i parametri che contano. Ancora una delusione per il nostro sistema calcio. Un movimento la cui organizzazione fa acqua da tutte le parti, senza trovare l’umiltà di guardarsi intorno per copiare gli altri, quelli che sono diventati (quasi tutti) più bravi di noi.

I criteri in base ai quali viene costruita la graduatoria del fair play non sono affatto banali. Servono a dare un indice complessivo della adeguatezza alle regole della lealtà sportiva cui ogni sistema dovrebbe uniformarsi. Parliamo di qualità del gioco, rispetto degli avversari, rispetto degli arbitri, comportamento del pubblico e dei tesserati. Al primo posto c’è la Norvegia, al secondo l’Inghilterra (a dispetto di chi  non vuole ancora ammettere la superiorità del modello organizzativo inglese), al terzo la Svezia.

Tutte e tre usufruiranno di un bonus allettante (come anticipato ieri da Calciopress): potranno iscrivere un club in più alla prossima Europa League. La squadra prescelta sarà la vincitrice del premio fair play nazionale. In Inghilterra è il Chelsea di Ancelotti, già qualificato per la Champions. Il suo posto verrà dunque assegnato al Fulham.

Nella logica di quella lealtà sportiva che nella serie A Tim italiana è poco meno che un’Araba Fenice, lo spirito del premio non si basa sulla posizione in classifica. Ciò è tanto vero che – come rende noto la Uefa nella sua nota stampa – Norvegia, Inghilterra e Svezia potranno iscrivere alla competizione anche una squadra retrocessa, nel caso risultasse vincitrice del fair play nazionale.

In attesa della stangata che la Uefa sta per infliggere al disinvolto calcio italiano attraverso le rigide regole del Fair Play Finanziario, prendiamo atto che in campo internazionale cominciano a contare poco o nulla.

Non era questo il calcio che sognavamo

Sergio Mutolowww.calciopress.net

 

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