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(Calciopress – St. Ant.) Il modello inglese continua a essere controverso. Se dal punto di vista organizzativo merita la massima attenzione per l’agilità del format (92 club professionistici, due leghe e quattro categorie a girone unico), da quello gestionale un po’ meno. Soprattutto al tempo del Fair Play Finanziario introdotto dalla Uefa di Michel Platini.

Il fatto è che la Premier League continua ad avere due facce. Da una parte contabilizza entrate sensazionali, dall’altra accumula perdite significative. Niente a che vedere con la virtuosa Bundesliga.

Nel 2008-2009 i venti club della massima divisione d’Oltre Manica hanno messo in conto guadagni a dir poco eccezionali, considerato che hanno incassato qualcosa come 2miliardi300milioni. Una cifra-monstre. Che è correttamente bilanciata tra diritti televisivi, ticketing, sponsorizzazioni e merchandising.

A fronte di ricavi inimmaginabili in Italia, dove la Serie A Tim sopravvive attaccata ai soldi delle pay tv (SKy e Mediaset) e si accapiglia per non perderli, le perdite non accennano a calare.

Nel 2009-2010 il deficit della Premier ammontava a 570 milioni (una cifra comunque inferiore al debito imputabile ai venti club italiani). La società più indebitata è il Manchester City, seguito dal Manchester United (nella foto: l’Old Trafford) e dal Chelsea.

I club in attivo sono solo quattro. Si tratta di Wolverhampton, Birmningham, West Bromwich e Arsenal (quest’ultimo grazie a plusvalenze di carattere edilizio).

 

St. Ant. – www.calciopress.net

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