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(Calciopress – Redazioneweb) E’ stato presentato stamattina, presso la sede dell’ABI, “Report Calcio 2011”. Si tratta del primo rapporto organico sullo sport più diffuso in Italia. Uno studio promosso da Figc, Arel e PricewaterhouseCoopers. Erano presenti Rocco Crimi (sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega allo Sport), Enrico Letta (segretario generale dell’Arel), Giancarlo Abete (presidente della Figc) e Emanuele Grasso (PricewaterhouseCoopers).

Al centro del dibattito, fra gli altri, il tema degli stadi. I vecchi impianti del calcio italiano sono una grave carenza del sistema. La legge sulla costruzione dei nuovi stadi, arrivata a maggio 2010 alla Camera dopo l’approvazione all’unanimità in Commissione al Senato, è ormai ferma da un anno.

Il sottosegretario Crimi ha rilanciato un dialogo che permetta di chiudere alla Camera entro luglio: “Dopo i ballottaggi, il testo sarà re-incardinato in Commissione Cultura, quello arrivato dal Senato è un testo che si può migliorare, ma non possiamo accontentare tutti. Serve una sinergia e la Figc deve coordinare il ruolo delle Leghe e l’intervento dei Presidenti di club. Che i presidenti delle squadre chiamino i singoli deputati per assecondare le loro aspettative sulla legge fa parte del gioco, il problema e’ che queste telefonate hanno un seguito e così diventa difficile arrivare all’unanimità come successo al Senato. Serve senso di responsabilità delle istituzioni sportive e volontà di incidere di quelle politiche. Non ci sono deroghe a vincoli, ma solo il rispetto dei tempi e la concessione di cubature a compensazione, in equilibrio e senza speculazione”.

Un accordo bipartisan su cui anche Letta garantisce il proprio appoggio: “La perdita di tempo è stata dovuta all’incapacità di trovare una sintesi politica e alla necessità di trovare un testo che poi funzioni per garantire gli equilibri finanziari dei club. Luglio? Ci impegniamo”.

Anche il presidente Abete invita i rappresentanti politici a trovare una sintesi e una mediazione: “Bisogna far prevalere interessi generali, non sempre le norme danno risposta a tutte le aspettative ed a tutte le esigenze degli attuali operatori. Bisogna privilegiare la dimensione progettuale alla logica del componimento di interessi specifici altrimenti non si riesce ad andare avanti”.

Riguardo alle ingerenze dei presidenti di club invocate da Crimi, Abete è stato chiaro: “Chi tutela interessi particolari non può avocare a sé interessi generali. I presidenti di società fanno richieste legittime, sbaglia però chi dà loro seguito, la legge deve avere come riferimento non i soggetti attuali ma tutti i potenziali soggetti anche quelli di Serie B e Lega Pro. Serve una sintesi tra pluralità di interessi, non si può tagliare l’abito su misura a ciascuno. Noi guardiamo al sistema tedesco (QUI i particolari): miglioramento delle strutture, equilibrio tra costi e ricavi che per loro è un valore fondante più di quanto accada in Spagna o Inghilterra, partecipazione del pubblico”.

Redazioneweb – www.calciopress.net

 

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