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Sergio Mutolo

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(Calciopress – Sergio Mutolo) Mentre da un lato ci si accapiglia per la suddivisione dei diritti televisivi relativi ai bacini di utenza (valore stimato 200 milioni), la sola fonte reale di ricavo per i venti club di serie A Tim in assenza di alternative percorribili (ticketing e merchandising, dall’altro gli euro (virtuali?) scorrono a milioni nella affannosa bagarre di un calciomercato non ancora entrato nel vivo.

Ciò che colpisce è l’abnormità degli ingaggi che si intenderebbe corrispondere a giocatori il più delle volte inadeguati e mediocri.

Non parliamo del lauto “stipendio” (se vogliamo continuare a chiamarlo così) da versare a qualche raro “top player” in grado di fare la differenza in campo, sulle cui piste si sono catapultati con motivazioni diverse Inter, Milan e Juventus (QUI, QUI e QUI qualche particolare, ma sul tema c’è molto da leggere nelle pagine di Calciopress dedicate alla kermesse del mercato).

Ci riferiamo piuttosto alle decine (centinaia?) di onesti pedatori e nulla più che popolano l’obliqua serie A dei nostri tempi. A costoro si pensa di attribuire un valore assurdo e fuori mercato, in termini di corresponsione monetaria della prestazione effettivamente resa. Dicono che tutto dipenda dai procuratori. Sarà, ma i presidenti sono proprio così tonti?

Un movimentismo fine a se stesso, si direbbe, posto che la Serie A continua il suo inarrestabile precipizio in campo internazionale. Specchio dell’altra Italietta, quella che sta scalando al contrario tutte le classifiche che contano per colpa dell’impaludamento in cui si è cacciata da almeno un decennio, i club italiani passano nelle Coppe europee da un rovescio all’altro (vergognoso l’esito della Europa League).

Nonostante il fiume di danaro speso, la massima serie nazionale è scivolata al quarto posto nel Ranking Uefa. La conseguenza è la perdita di una squadra in Champions League a partire dal 2012-13. Saranno solo tre le italiane in campo. La terza classificata, poi, dovrà partire dai preliminari. Una batosta di cui molti non si sono ancora resi conto, ma presto lo faranno (QUI i particolari).

Senza contare l’altra mannaia che incombe sui conti disastrati e sulla così poco lungimirante organizzazione del calcio italiano. Il Fair Play Finanziario di Michel Platini è tutt’altro che una bufala, come non lo è l’Unione Europea (la Grecia sta pagando pegno sulla pelle dei suoi cittadini), anche se qualcuno dalle nostre parti (scioccamente) lo ritiene.

Già da questa estate il Panel finanziario della Uefa spulcerà i conti dei club. Non ci saranno sconti ai fini della concessione delle Licenze. Il rischio, se in serie A non si metteranno le cose a posto e non ci si darà presto da fare per diversificare gli introiti, è di restare fuori dalle competizioni europee.

Per riportare chi sbaglia sulla retta via servono delle lezioni. L’esempio del Maiorca (QUI i particolari) è illuminante, in questo senso. L’esclusione del club spagnolo dalla Europa League (a vantaggio del Villareal) dovrebbe essere di monito per una Lega che, più passa il tempo, più regredisce dando vita a spettacoli poco decorosi. Una condotta scriteriata, buona solo per il più squallido dei reality. Alla faccia di ogni sana programmazione.

Sergio Mutolo www.calciopress.net

 

 

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