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(Calciopress-Stefano Cordeschi) Non sarà certamente il sottoscritto il paladino del calcio italiano, pronto a giurare sulla regolarità e sull’onestà del mondo pallonaro nostrano. Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo la storia. Questa ci ha insegnato ad attenerci strettamente ai fatti, alle situazioni comprovate, quanto meno ai dati di fatto inconfutabili.

Lo scandalo delle partite truccate, l’ultimo di una lunga serie che ha inizio negli anni ’70, inizia con un sonnifero su un campo di terza serie per arrivare a lambire il mondo milionario della Serie A. Bisogna innanzitutto partire dal presupposto che laddove girano molti quattrini, indubbiamente anche interessi un po’ particolari. Questo però non significa, quotidianamente, sbattere sulle prime pagine dei quotidiani i nomi di giocatori e squadre in maniera così gratuita.

Proprio per una questione di interessi e di immagine, la pressione esercitata da più parti per la ricerca del colpevole del giorno sta mettendo in crisi l’intero assetto. Anche quello processuale, che vede i giudici impegnati di continuo a smentire le agenzie di stampa. E’ accaduto con Daniele De Rossi, tirato in ballo ingiustamente nello scandalo.

Siamo certi che nell’iter che porterà alle fasi finali di questa triste vicenda ci saranno ancora accuse e smentite, specialmente da parte di chi trova in questo tipo di situazioni terreno fertile per i propri scopi. L’ultimo filone, che vedrebbe alcune squadre di Serie A implicate nel falsare le partite, sembra molto improbabile. Prima di dare la stura ad azioni mediatiche destruenti, sarebbe cosa buona e giusta verificare e possibilmente completare le notizie. Corredandole con quelle prove che, al momento, sembrano davvero non esserci.

La libertà e il diritto di cronaca, sancito da più parti, restano uno degli strumenti più democratici al mondo. E’ vero però che chi esercita tale diritto dovrebbe farlo con la consapevolezza dei doveri che lo stesso impone. L’informazione non può cavalcare l’onda del momento navigando a vista le notizie. Occorrono sempre dei punti fissi, da cui tirare le coordinate che tengano lontano il rischio di naufragare.

Esattamente quanto sembra accadere oggi, con l’inchiesta “Last Bet“. Le indiscrezioni, nonché i sospetti, si trasformano in prove provate. Eppure il nostro ordinamento giuridico funziona in modo completamente diverso. Non c’è bisogno, insomma, di aumentare i contorni di uno scandalo di per sè già ridondante. E’ questo è il modo amare il calcio e, soprattutto, di difenderlo?

Stefano Cordeschi – www.calciopress.net

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