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(Calciopress – Sergio Mutolo) Il calcio italiano è in crisi. Il suo modello organizzativo fa acqua da tutte le parti.

La Serie A sopravvive grazie ai ricchi proventi delle pay tv, ma non riesce a percorrere strade alternative rispetto all’incasso dei diritti televisivi (merchandising, ticketing, sponsorizzazioni e quant’altro). La Serie B arranca. La Lega Pro naviga in pessime acque: quest’anno partirà da un format di 76 squadre (QUI i particolari), dopo l’ennesimo bagno di sangue sancito dal Consiglio Federale.

Un riforma strutturale del pianeta calcio tarda ad arrivare alle nostre latitudini, frenata da rendite di posizione alle quali nessuno sa e vuole rinunciare. Il presidente della Uefa Platini parla di un calcio vicino al collasso. Per questa ragione sta cercando di introdurre una serie di controlli sui bilanci. La decisione di introdurre il fair play finanziario e il Panel di controllo dei club affiliati alla Uefa va in questa direzione.

I vertici del pianeta calcio italiano sembrano però in tutt’altre faccende affaccendati, forse concentrati nella (sterile) conservazione delle loro poltrone piuttosto che nella ricerca di soluzioni salvifiche. Sarebbe ora di fermarsi e iniziare a riflettere a fondo sui rischi che si stanno correndo.

Occorrerebbe programmare da subito una riforma dei campionati professionistici. Il modello inglese offre un valido punto di riferimento in questa prospettiva. A prescindere dagli eccessi finanziari della Football Association (QUI i particolari), che nulla hanno a che vedere con la questione, il format d’oltre Manica resta a nostro parere quello più affidabile e praticabile sotto il profilo organizzativo.

Il calcio professionistico inglese è suddiviso come in Italia in quattro categorie, che andrebbero mantenute anche da noi, strutturate però in modo diverso. Tutto il resto è dilettantismo. Le squadre professionistiche sono 92, suddivise in Football Association (comprende solo la massima serie nazionale) e Footbal League (vi afferiscono serie B, terza e quarta serie nazionale). Esaminiamolo più in dettaglio.

1. La Football Association Premier League è la massima serie nazionale e corrisponde alla nostra serie A. Il campionato comprende 20 squadre ed è nato da una sorta di scisma del calcio inglese.La Premier League nacque infatti quando, nel 1992, i club della First Division si accordarono per capitalizzare al meglio diritti televisivi e sponsor. La squadra prima in classifica vince la Premiership e, con le altre tre meglio piazzate, accede alla Champions League. La quinta partecipa alla Coppa Uefa, insieme alle vincitrici della League Cup e della Footbal Association Cup. Infine, le ultime tre della graduatoria retrocedono nel Football League Championship, principale divisione del sistema della Football League.

2. La Football League Championship è la seconda serie del campionato inglese, ovvero la nostra serie B). Ha assunto questa denominazione nel 2004 e ha sostituitola First Division (che si chiamava Second Division fino al 1992). E’ formata da un girone unico di 24 squadre. Le prime due sono promosse direttamente in Premier League con la vincitrice dei play-off tra le squadre comprese dalla terza alla sesta posizione. Le ultime tre retrocedono direttamente alla Footbal League 1, cioè alla terza serie.

3. La Football League 1 è la terza serie del campionato inglese (la nostra Prima Divisione di Lega Pro). Ha assunto questa denominazione nel 2004 e ha sostituitola Second Divisione (che si chiamava Third Division fino al 1992). E’ formata da un girone unico di 24 squadre. Le prime due sono promosse direttamente in Championship con la vincitrice dei play-off delle squadre dalla terza alla sesta posizione. Le ultime quattro retrocedono direttamente nella Footbal League 2.

4. La Football League 2 è la quarta serie del campionato inglese (la nostra Seconda Divisione di Lega Pro). ha assunto questa denominazione nel 2004 e ha sostituito la Third Division (che si chiamava Fourth Division fino al 1992). E’ formata da un girone unico di 24 squadre. Le prime tre sono promosse direttamente in Football League 1 con la vincitrice dei play-off tra le squadre dalla quarta alla settima posizione. Le ultime due sono retrocesse direttamente alla Football Conference, cioè la quinta serie nazionale che comprende tutti i campionati dilettanti, divisa in Conference National, Conference North e Conference South.

Non c’è da cercare la luna nel pozzo, quando si parla di riforme. Basterebbe sapersi guardare intorno con lungimiranza, scegliere i modelli migliori e adattarli alle proprie peculiarità. Doti che dovrebbero essere nel genoma di un dirigente federale. Qualità che, come spesso accade in Italia, somigliano sempre più a un’Araba Fenice.

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

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