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(Calciopress-Redazioneweb) Francesco Ghirelli, Direttore Generale della Lega Pro, risponde alla nostra proposta di “riforma” del campionato di terza serie, pubblicata a firma del vicedirettore, Stefano Cordeschi, dal titolo “Te la do io la riforma”, pubblicato su Calciopress in data 13 agosto 2011 (cliccate su questo Link).

La risposta del Direttore Generale, Francesco Ghirelli:

L’obiettivo della Lega Pro è netto, semplice e chiaro: la riforma dei Campionati e la mission giovani. Due obiettivi interdipendenti per rispondere alla crisi e avviare un percorso positivo di rilancio.

In sintesi: trasformare la necessità della riforma in una opportunità. Parlando in ogni momento il linguaggio della verità, non nascondendosi, ma dicendo le cose con la “crudeltà” necessaria.

Partiamo dal primo punto: riforma del campionato. Perché? Occorre pensare a sessanta squadre, un’unica Divisione con tre gironi di venti squadre ciascuno. Il Campionato sarà così più spettacolare.

Il numero va ridotto perché l’Italia non può reggere novanta squadre in Lega Pro. Lo dimostrano i fatti concreti di questi campionati che abbiamo alle spalle.

Oggi la crisi morde le aziende e non ci sono molti imprenditori che possono spostare risorse finanziarie dalle proprie aziende al calcio; gli sponsor sono diminuiti; gli Enti locali hanno bilanci ridotti.

Chi non capisce questo e sogna un Campionato a novanta squadre è fuori dalla realtà. Smettiamola di dire ai calciatori che si può. Non è così, la riduzione del numero dei Club porterà ad una riduzione del numero di giocatori.

Secondo aspetto: occorre far giocare i giovani in Lega Pro, sono il serbatoio delle Nazionali e riducono i costi per i Club. Chi gioca in Lega Pro a 23/24 anni è giovane? No. Ha prospettive per il futuro? Rarissime, solo pochi (si contano sulle dita di una mano) sono destinati a salire nei campionati superiori.

E allora? Dire la verità: studiare o andare a lavorare e divertirsi a giocare a pallone in Lega Dilettanti. Altrimenti si rischia di avere uomini senza prospettiva che farebbero crescere il numero degli “sbandati”.

In Spagna a 18/19 anni si gioca nel Barcellona e nella Nazionale campione del Mondo.

Attualmente è aperta la disputa con l’AIC sul far giocare i giovani in Lega Pro (è aspro il confronto anche sulla riforma dei campionati), in particolare sul concetto di “obbligatorietà”.

Cosa vuol dire? Chi vuol accedere ai 16 milioni di Euro di contributi federali deve far giocare un certo numero di giovani. L’AIC solleva il problema della meritocrazia. E’ un criterio giusto e guai a disconoscerlo. Ma per far selezione occorre anche la “quantità”, cioè è necessario che giochino un certo numero di giovani.

C’è il rischio che possano giocare anche giocatori che non meritano? Si, c’è questo rischio, ma è bene capire che questo handicap è inferiore al rischio di trovarsi con una squadra che fa scendere in campo dieci trentenni e un solo giovane.

La proposta di invertire il concetto di obbligatorietà (non per i tre under bensì tre over 24)? Sarebbe interessante, ma già far passare la nostra proposta incontra ostacoli.

Si vince o si perde con i giovani? Ho già scritto della Spagna. In Lega Pro il Gubbio (dopo il Novara, il Cesena ecc.) ha vinto il Campionato con i giovani, mentre le “corazzate” fatte di anziani sono rimaste da noi!

Le proposte di Calciopress sono molto in linea con quello su cui stiamo lavorando. Abbiamo bisogno di idee, progetti. Guai a chiuderci in noi stessi, la crisi ci travolgerebbe.

E, poi, abbiamo necessità che le riforme si facciano in Italia, un paese bellissimo, refrattario alle riforme. Noi della Lega Pro abbiamo iniziato ad operare concretamente. Chiediamo di darci una mano, di sollecitarci, di stimolarci.

Francesco Ghirelli

Redazioneweb – www.calciopress.net

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