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(Calciopress-Andrea De Marco) Nel mondo del calcio è ormai crisi nera, una crisi sostanziale, profonda, fatta di ragioni varie, motivi plurimi e seri che si abbattono sulle squadre di calcio e sui cuori dei sempre più sparuti e ”dismessi” tifosi, come farebbe un leone in mezzo alle gazzelle, pronto ad attaccare, a casaccio, tutte le prede più indifese.

Sempre più spesso si odono grida di allarme, lanciate con dolore anche dalla nostra redazione su come, da un lato la disorganizzazione pratico-politica che ci ha portato ad un’arretratezza non solo cultural-sportiva, ma anche “infrastrutturale” (con stadi che definire obsoleti è un complimento) e dall’altra la devastante assuefazione mediatica, abbiano inciso proprio sulla componente più viva e sana del calcio stesso: quella dei tifosi.

Il colpo di grazia è stato servito poi con la mannaia della crisi economica che di fatto ha impoverito gli investimenti, ha allontanato gli sponsor, ha spaventato gli enti pubblici, fino ad andare a colpire anche lo sfortunato portafogli del semplice sportivo che si ritrova a scegliere fra una delle tante bollette e la partita della propria squadra del cuore.. come a dire: “meglio poter accendere la luce, anche se domenica me ne starò in poltrona a guardare la televisione”.

Tante, troppe componenti che come un morbo inesorabile e spietato, come un cane che si morde da solo la coda, genera pessimismo, mancanza di entusiasmo e nemmeno dinanzi ai risultati più sorprendenti.. riesce a smuovere le acque.

E così nello stupore generale di tutti gli addetti i lavori, proprio quando il vento del canale mediatico parrebbe soffiare in direzione propizia, anche nella “miracolata” Crotone i tifosi vivono da giorni col fiato sospeso: il Patron Gianni Vrenna ha fatto capire senza mezzi termini che l’anno prossimo la società Pitagorica potrebbe lasciare (QUI i particolari), assuefatta e consumata da una situazione che è ormai divenuta insostenibile; gli enti locali “dormono lontani”, gli sponsors sociali sono una chimera, le pretese di biglietti ed abbonamenti gratuiti divenuti oramai costanti e pressanti, la passione sportiva quasi dimenticata.. con il risultato drammatico di un Ezio Scida desolato, abbandonato a se stesso, brutta copia di quello che, persino nelle categorie inferiori, era considerato da tutti, nobili e meno nobili, come un catino sportivamente “infernale”.

In molti leggendo queste parole, in preda alla rassegnazione direbbero “è la prassi”, una ruota imperterrita e devastante, “oggi a me, domani a te”, ma attenzione il segnale che giunge da Crotone è inquietante e ha “smosso” persino il Presidente della Lega Bwin Andrea Abodi, intervenuto con tristezza nella conferenza stampa tenuta dal presidente Salvatore Gualtieri nel pomeriggio.

In un ventennio la Società dei Vrenna partendo dai dilettanti ha ottenuto otto promozioni (tre delle quali in Serie B), ha confezionato sul proprio cammino record prestigiosi (32 reti in una singola partita; Deflorio miglior cannoniere di sempre nella vecchie Serie C1 ora Prima Divisione; una delle rarissime bandiere del calcio rimaste come Antonio Galardo), ha superato crisi strutturali, ha lanciato calciatori, consacrato allenatori (basti pensare l’attuale panchina dell’Internazionale in mano a Gian Piero Gasperini), dato spazio davvero come nessun altro a giovani relegati altrove alla panchina, con ventenni come Djuric, probabile futuro “erede” del fuoriclasse Jan Koller, che proprio in Rossoblù, dopo la latitanza di Ascoli, ha trovato una maglia arrivando persino a segnare il goal più bello della trascorsa stagione cadetta: non Bianchi, non Calaiò, non Tiribocchi.

Come se non bastasse dinanzi a tutto questo, il prezzo degli abbonamenti è stato praticamente stracciato; solo 75 euro in curva per guardare 21 partite: nemmeno nei dilettanti.

Tutto questo non serve più, non basta più la novità degli ultimi anni: i calciatori che prima preferivano altre piazze a Crotone, ora finalmente premono sui loro presidenti per venire a giocare in Rossoblù e così fra i titolari tornano persino con gratitudine lo stesso Djuric e con lui Belec, Loviso, Vinetot e gli si accostano giovani promesse come Florienzi, Maiello, Pettinari: gente considerata non a caso, come il futuro certo del nostro tanto bistratto calcio.

Ma tutto questo come detto non vale, non basta più e non serve neanche abbattere nettamente in trasferta in Coppa Italia il Lecce, squadra di categoria superiore.

Se il calcio perderà anche gestioni di questo livello, fatta di esperienza e sacrifici ventennali, fa bene Abodi a preoccuparsi: non si può relegare l’entusiasmo alle solite 4-5 supercorazzate nazionali, a piazze “affamate” di calcio che dopo tanti anni bui vedono la luce come il Catanzaro o a quelle che riescono in salvezze e promozioni clamorose come il Cesena o il Novara e che presto potrebbero vivere le stesse crisi in preda all’assuefazione, la crisi collettiva o il ridimensionamento degli obiettivi.

Il calcio da passione pura sembra essere diventato una moda del momento. Arrivati a questo punto, bisognerebbe tagliare la coda al cane, ci vorrebbe un miracolo e forse troppi passi indietro, eppure.. ci si sveglia con la “Tessera del Tifoso”.

E quando niente davvero servirà e basterà più, come pare avvenga oggi a Crotone.. dove arriveremo?

Andrea De Marco – www.calciopress.net

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