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(Calciopress – Sergio Mutolo) Il campionato di serie A parte o non parte? I calciatori decideranno o no per la serrata? La Lega di serie A farà o no un passo indietro? L’Aic farà o no un passo in avanti? La Figc capirà o no che così non si può continuare? Il Coni si deciderà o no a intervenire? La politica intende o no aiutare a salvarsi la quinta industria nazionale?

Domande al momento senza risposta. Forse ininfluenti. Comunque vadano a finire le cose il vaso di Pandora del calcio italiano si è ormai scoperchiato. Sta vomitando fuori tutte le sue enormi contraddizioni e le sue piccole miserie.

Lo stato in cui versa un sistema pallonaro allo sbando, sempre più specchio di un Paese altrettanto alla deriva, traspare dalle prese di posizione all’indomani del preannunciato sciopero dei calciatori. Un florilegio che potrebbe essere infinito. Ci limitiamo a riportare solo qualche riflessioni a voce alta di alcuni dei protagonisti di questa indecorosa telenovela.

Beretta, presidente della Lega calcio serie A: “E’ allucinante: l’Assocalciatori non sottoscrive che i giocatori dovranno pagare il contributo di solidarietà”.

Tommasi, presidente dell’Assocalciatori: “Pretestuoso: mai detto che non pagheremo quella tassa. Lo faremo. Ma se non è ancora legge, che c’è da firmare?”.

Abete, presidente della Figc: “Situazione incomprensibile: difficile essere ottimisti: c’è voglia di scontro a prescindere dai contendenti”.

Petrucci, presidente del Coni: “Sono tranquillo perché al vertice della Figc c’è una persona seria e perbene come Abete che sa come agire. È lui che rappresenta l’unità della Federcalcio. Le Leghe e le associazioni di categoria sono parti integranti della Figc, non corpi estranei. Vedrete che alla fine Abete sistemerà tutto anche perché il Coni è dalla sua parte”.

Roberto Calderoli, senatore della Repubblica, ministro perla Semplificazione Normativa e Coordinatore delle Segreterie Nazionali della Lega Nord (intervento molto lungo, ma utile per capire l’approccio della politica ai problemi della quinta industria nazionale per fatturato): “Sono proprio dei testoni i calciatori di serie A, che non vogliono capire che, con il loro atteggiamento, si rendono odiosi di fronte ai tifosi e di fronte al Paese, senza comprendere che tanto, alla fine, pagheranno le tasse come tutti gli altri, perché in un momento di crisi come questo l’albero della cuccagna non può esistere per nessuno. Ho predisposto due emendamenti che farò presentare come Lega Nord: il primo che chiarisce a tutti gli effetti che anche i calciatori pagheranno il contributo di solidarietà su tutte le entrate che hanno, ivi compresi le misure premiali, e che per legge lo stesso contributo non possa essere messo a carico delle società calcistiche; il secondo emendamento – la cui presentazione dipenderà dal loro buon senso e quindi dal fatto che continuino o meno a fare capricci – prevede invece che il loro contributo di solidarietà possa essere raddoppiato, così come già previsto per i politici. Ora la scelta spetta a loro, il primo di emendamento è certo e risolverà anche il problema dell’art.4, il secondo sono anche disponibile a non farlo presentare, ma soltanto se vedrò da parte dei calciatori un segnale di equilibrio e di saggezza…”.

Proseguendo su questa strada, e quando saranno finiti i soldi delle pay tv, cosa ne sarà del povero calcio italiano che continua ad azzuffarsi sul niente e dei milioni di tifosi che ancora ci credono?

Calcio, quando le parole se le porta il vento

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

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