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(Calciopress – Redazioneweb) Le colpe del rinvio della prima giornata del campionato di serie A e di tutto quanto ne deriva (QUI i particolari), rimbalzano da una parte all’altra del tavolo come fossero palline da ping pong. La conferma che il calcio è sempre più una metafora della vita e della politica, mai come oggi decadenti in Italia. Vediamo le ultime dichiarazioni di una lista di interventi, più o meno a (s)proposito, che cresce a dismisura.

Maurizio Zamparini, presidente del Palermo. “Ha sbagliato Tommasi quando ha minacciato lo sciopero: è stato un diktat di cui non c’era bisogno. Così si distrugge accordo, non lo si crea. Io avrei firmato per chiudere la questione, perché l’unico danneggiato è il tifoso italiano. Ora dobbiamo metterci tutti attorno ad un tavolo per prendere le decisioni giuste. E’ ora di finirla con le bugie, non dobbiamo nasconderci: io farei tutto in diritto tv. Giancarlo Abete è una persona corretta che ha sempre fatto il suo lavoro. Ma la Figc vive con regole di 40 anni fa, bisogna adeguare le leggi. Dobbiamo creare una ‘costituente’ della federazione per rifare le norme. Noi non contiamo niente in Figc e la federazione, ad esempio, decide il numero dei giocatori extracomunitari. Noi stiamo pagando la nostra inefficienza, è un anno che lo dico. Facciamo i conti con i piccoli egoismi dei dirigenti calcistici. La Lega non ha potere perché non lo merita. Servirebbe un grande dirigente per guidare l’organizzazione”.

Renzo Ulivieri, presidente degli allenatori: “Provo molta amarezza per lo sciopero, credo che oggi si sia capito da che parte sta la ragione o per lo meno qual è la parte che ha cercato la serrata. Credo che si debba smettere di parlare dei calciatori e dei soldi che guadagnano: sono argomenti tirati fuori ad arte. Oggi queste cose vengono alla luce e si capisce chiaramente chi ha voluto questa serrata. Perché non si gioca non si riesce a capire. I calciatori hanno fatto l’ultimo tentativo fino a questa mattina, oltre questo non si poteva andare. Bisogna cercare di capire gli obiettivi di questa scelta fatta dalle società e non dai calciatori”.

Tommaso Ghirardi presidente del Parma:”Beretta convochi un’assemblea di Lega lunedì o martedì, l’Aic venga a spiegarci cosa intende per accordo ponte (QUI i particolari). La proposta di un accordo ponte andava anche bene, ma non c’era tempo per discuterla. Lo sciopero è dei calciatori, non nostro, ed è intollerabile che non si giochi. Si poteva scendere in campo e convocare un’assemblea”.

Massimo Moratti, presidente dell’Inter (a cui spetta almeno il merito di essere stato il più laconico, ndr): “Peccato, è un errore”.

Demetrio Albertini, vicepresidente della Figc: “Prendo atto del voto dell’ultima assemblea di Lega, 18 contro 2 per il no all’accordo. Ma prendo atto anche di dichiarazioni spontanee di diversi presidenti, in disaccordo con questa linea. Si chiariscano allora all’interno, chi la pensa diversamente parli in assemblea di Lega. C’è un’altra cosa da chiarire. La proposta di un contratto ponte non era stata formulata per farsi dire no, come dice Beretta: era un’apertura, l’Aic ha fatto un passo indietro per giocare – conclude -, perché poi avremmo rimesso tutto in discussione”.

Gianni Rivera:”Lo sciopero è abbastanza incomprensibile, soprattutto se le motivazioni sono quelle che sono state comunicate, mi sembra davvero troppo poco. E’ chiaro che, parlando di accordi collettivi e di contratti, bisognava poi capire sul piano materiale cosa poteva comportare per i calciatori giocare senza un contratto che li garantisse. Notiamo cosa avviene nel nostro Paese e non c’è da meravigliarsi che tutto sia in discussione da quando il dio danaro ha iniziato ad impossessarsi della vita quotidiana di tutti noi la situazione è peggiorata. E’ un fatto che tutti riconoscono ma, alla fine, nessuno fa un passo indietro. Ma va aggiunto: senza contratto e senza accordo, se un calciatore si fosse fatto male cosa sarebbe successo?”.

Mario Macalli, vicepresidente federale e presidente della Lega Pro: “Chi dice che l’Aic difende anche gli interessi delle categorie inferiori dice una cosa che non esiste. Fondo di Garanzia? Ma stiamo scherzando? Non so come se ne possa uscire. La vedo difficile, non solo per questo turno di campionato, ma anche per il futuro. Abete le ha provate tutte, ma se resta così si potrebbe non giocare anche più avanti. Mi auguro che ci sia una presa di coscienza da parte di tutti. In Lega Pro giochiamo con un contratto scaduto da 13 anni, perché non è stato possibile rinnovarlo, ma giochiamo. In serie B sono nella stessa situazione della Serie A, ma giocano. Abbiamo provato a fare delle iniziative, anche a favore dei giovani, ma i sindacati si sono sempre opposti a tutto, come sempre anche all’obbligo di schierare i giovani”.

Quando il calcio delude come la vita

Redazioneweb – www.calciopress.net

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