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(Calciopress – Sergio Mutolo) Quello che sta capitando al calcio ha davvero dell’incredibile. I tifosi, travolti da un dirigismo perverso, sono precipitati in uno stato confusionale.

Si vedono rubare giorno dopo giorno quei sogni che pensavano dovessero appartenere a loro e soltanto a loro, l’architrave di tutto il sistema (nella foto: tifosi della Fiorentina in curva Fiesole allo stadio Franchi).

Un processo di erosione lento e inesorabile. Una deriva infinita che sta portando al disincanto e alla diserzione, nonostante resti sempre forte il desiderio di portarsi dentro lo stesso indomito e irriducibile amore che li vorrebbe legati per la vita alla squadra del cuore.

Pirandello dice che il sogno è vita e, dunque, non ci dovrebbe essere vita senza sogno. Thoreau sostiene che i sogni sono la pietra di paragone del nostro carattere e, dunque, solo persone aride riescono a non inseguirli.

Proprio come quelle che siedono nelle stanze dei bottoni. Gente che non conosce a fondo, come viceversa sarebbe opportuno, l’essenza profonda della materia di cui si occupa. E che però si sente investita del potere di decidere tutto in nome di tutti.

Vedere i propri sogni che si frantumano è come osservare la propria immagine in uno specchio rotto. La fisionomia si trasmuta in un caleidoscopio senza forma, l’identità si opacizza e le certezze sfuggono di mano.

Da sempre i tifosi hanno fatto grandi sogni. O meglio, li hanno continuati a fare i bambini che vivono dentro di loro. E’ giunto forse il momento in cui si devono confrontare con l’aspra realtà li circonda e con gli eventi che la scandiscono.

Non è più tempo di continuare a comportarsi da improbabili Peter Pan, in un mondo popolato di lupi qual è diventato il calcio moderno al tempo del business e delle pay tv.

Eppure cercare di catturare sogni, grandi o piccoli che siano, sarebbe (è) nel genoma di ogni (vero) tifoso e di ogni (vero) uomo. Nel momento in cui viene tolta questa possibilità, in che razza di sport si sta per trasformare il calcio svuotato della sua anima e in che genere di vita la nostra vita?

Sergio Mutolo  www.calciopress.net

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