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(Calciopress-Stefano Cordeschi) Mancano ancora ventiquattro ore alla chiusura delle trattative, ma il calciomercato delle squadre italiane il suo verdetto lo ha già dato. Non c’è stato il tanto atteso boom di acquisti tesi a rinforzare le rose delle squadre, semmai il contrario. Le partenze di Eto’o e Sanchez su tutte, dimostrano come il calcio dello “Stivale” sia in piena crisi. Poco appetibile e fermo con lo sguardo al passato. Il futuro appare ancor più catastrofico se paragonato ad altre realtà, dove si sono saputi anticipare i tempi con iniziative tese a rinverdire un panorama che ha bisogno di continuo innovamento. Non è un caso se la Francia, da sempre al gancio del calcio italiano, stia emergendo e si prepari a sorpassare in scioltezza l’immobilismo del movimento calcistico tricolore.

Lo stadio che non c’è. Alzi la mano chi ricorda da quanti anni si parla di stadi di proprietà. Così come è bravo chi è in grado di dare notizie sulla legge in attesa di un varo ormai da anni, ma ancora lontana dal parto. In tal senso, la lungimiranza della Juventus porterà i suoi frutti a breve. Infatti, una delle innovazioni da cui il calcio non può più prescindere risiede proprio nelle sue strutture. Inutile sottolineare quanto uno stadio di proprietà possa portare utili alla società, così come avviene da anni per le inglesi. I club di Premier League solamente dalla polifunzionalità degli stadi e dal conseguente merchandising, traggono gli stessi profitti che i club italiani ricavano dai diritti televisivi. A dirla tutta, non è ben chiara la posizione delle istituzioni, ma neanche quella delle società. I club spesso lamentano l’impossibilità di poter operare in tal senso, ma si dissociano al momento di poter investire sulla struttura. Dall’altra, i Comuni evidenziano gli enormi costi di gestione degli impianti, ma allo stesso tempo se li tengono ben stretti.

Quel “limone” chiamato tifoso. Spremuto per anni, ora ristretto e messo ai margini da un business tutto in mano ai potenti del calcio. Il tifoso italiano rischia di diventare una categoria in via di estinzione. Ogni anno gli stadi del Belpaese, a differenza di quelli degli altri campionati europei, vedono sempre meno aficionados affollare le tribune. E non tiene il paragone, semplificato, che vuole le pay tv quale male principale di questo calo di spettatori. I motivi per cui i tifosi si sono allontanati dalle tribune sono vari e variegati. Iniziano dalla fatiscenza degli impianti e finiscono nella Tessera del tifoso, definito un problema tutto italiano dal numero uno dell’UEFA Michel Platini. In un momento così particolare dell’economia mondiale, che in casa Italia assume contorni importanti, il tifoso non ci sta più a fare la parte del “limone”. E’ pronto a rinunciare senza sforzi a un calcio che non sente più suo, perchè privo di quegli stimoli che sono stati il sale del calcio negli anni ’80 e ’90. Ne sono la prova provata le tantissime disdette alle pay tv che, a fronte di offerte sempre più accessibili per le tasche dei tifosi, non ricevono le auspicate adesioni.

Il calcio dei troppi. Ogni crisi, affrontata con i giusti crismi, impone dei tagli. A volte dolorosi, altre meno. Tuttavia necessari per riportare sulla corretta via quanto uno scialo di risorse aveva portato allo sbando. Il calcio non può esimersi da questo. Troppe le squadre professionistiche, troppi gli atleti che “bivaccano” in questo mondo nella speranza di racimolare di anno in anno l’ingaggio di turno. Parlare di riforme nel Belpaese è quasi impossibile, senza suscitare le ire delle categorie interessate. Eppure, la necessità di rivedere gli organici dei campionati professionistici resta una delle priorità per tornare a dare un senso a questo sport. Per farlo ci vorrebbero una Federazione forte e unità di intenti da parte delle varie Leghe. Vera e propria utopia di questi tempi, dove ognuno vorrebbe camminare con le proprie gambe. Insomma, tra catene ai cancelli e guerre di potere, il calcio italiano continua a rotolarsi nel proprio fango. Tutto fermo rispetto ai cugini europei che, il fango, lo hanno ripulito da tempo.

Stefano Cordeschi – www.calciopress.net

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