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(Calciopress-Stefano Cordeschi) In qualsiasi ambito,  quando si apportano cambiamenti importanti, le innovazioni comportano dei periodi di assestamento. Anche il calcio non può esimersi da questa che resta una regola non scritta, ma con cui bisogna fare i conti. Chi, al momento, sta pagando sulla propria pelle, il rinnovamento voluto all’Inter, è il tecnico Gasperini, che nelle tre uscite ufficiali, ha rimediato altrettanti sconfitte. Inutile sottolineare come il tecnico sia il primo ad essere messo in discussione, dai tifosi e dai media. La società, con Massimo Moratti in testa, sta prendendo le difese dell’allenatore, confermando la fiducia a Gasperini, su cui la società neroazzurra punta fortemente.

Quello che invece non convince è stato il metodo di rinnovamento portato in casa Inter. La parola stessa dovrebbe far intendere il ringiovanimento della struttura e delle persone, cosa che ad esempio, non è valsa per l’affare Eto’o, che resta solamente una questione legata al rientro economico delle casse neroazzurre. Infatti, il camerunese è stato “rimpiazzato” con un giocatore, Diego Forlan, più grande di due anni, rispetto ad Eto’o. Tralasciando l’aspetto tragicomico della vicenda legata alla partecipazione alle coppe europee del nuovo attaccante, sarebbe stato più logico, per un rinnovamento vero, puntare su un giocatore più giovane e di prospettiva.

I problemi da risolvere in maniera più impellente in casa Inter, sembrano essere legati soprattutto ad una rosa, troppo avanti con l’età e alquanto logora da un quadriennio disputato ad alti livelli. Su tutti l’immenso, ma non immortale, capitan Zanetti, che con i suoi 38 anni apre il ciclo di una schiera di giocatori non più giovanissimi, come Stankovic (33), Lucio (33), Samuel (33), Cambiasso (31). Lo stesso Forlan (32) non può essere considerato una giovane promessa. E’ forse proprio nel mancato e progressivo rinverdimento della rosa, l’errore più importante di questo inizio di stagione. Per un vero cambio generazionale ci sarebbe voluto più coraggio e maggiore lungimiranza, come le eventuali cessioni di Milito e Maicon, a tempo debito, quando la richiesta di mercato si era fatta importante, soprattutto sotto il punto di vista economico. Reinvestendo gli utili su giocatori giovani che, nel tempo, avrebbero potuto fare le fortune della società neroazzurra.

Stefano Cordeschi – www.calciopress.net

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