Connect with us
Sergio Mutolo

Pubblicato

il

(Calciopress – Sergio Mutolo) L’Unione europea si muove sulla linea delle aperture del mercato alla libera concorrenza. E’ accaduto anche per il calcio.

La sentenza della Corte europea chiude di fatto la strada a qualunque forma di oligopolio televisivo. In breve potrebbe condurre alla liberalizzazione della vendita dei diritti tv, contribuendo a smontare il pericoloso giocattolo messo in piedi dalle Leghe e dalle televisioni a pagamento.

In Italia si sta cercando di interpretare la chiave di lettura del dispositivo, per capire quali potranno esserne le conseguenze sul piano pratico. Un dato certo di partenza, in questo ordine di valutazioni, è il fatto che in materia la situazione della Premier League inglese è molto diversa da quella della Serie A italiana (i cui bilanci dipendono, in massima parte, dagli introiti delle pay tv).

L’antefatto. Un piccolo pub inglese trasmette le partite della Premier League utilizzando una scheda criptata della pay tv greca. Il suo costo è inferiore del 30% rispetto a quella inglese. La Lega calcio britannica presenta un ricorso. La proprietaria del pub decide di rivolgersi alla Corte di Giustizia della Comunità europea. Invoca la libera circolazione delle merci e dei servizi.

La sentenza della Corte Europea. La Corte stabilisce che “fissare limiti territoriali e nazionali per l’uso di schede per decoder è in contrasto con le norme sul mercato unico europeo”. I privati hanno dunque diritto a utilizzare le loro schede ovunque essi credano, nell’ambito dei 27 paesi membri dell’Unione Europea.

Le conseguenze in Premier League. Il primo effetto per la Premier è l’immediata liberalizzazione del mercato delle pay tv. In Inghilterra il servizio offerto da BSkyB per gli esercizi commerciali costa circa 10mila sterline l’anno (quella della tv greca solo 7mila). Si deve registrare dunque un grosso danno economico per BSkyB (per l’esclusiva ha pagato una montagna di soldi, il cui ritorno viene ora messo a rischio) e un altrettanto significativo risparmio per i clienti disposti a guardare le partite in tv commentate in greco.

Le differenze tra Premier League e Serie A. Certo è che, in questo tipo di mercato, le differenze tra Premier e Serie A italiana sono notevoli, La cessione dei diritti tv della serie A Tim alla piattaforma satellitare prevede infatti  la trasmissione di tutte le partite. In Premier League, viceversa, i pacchetti nazionali  comprendono solo un numero ristretto di partite. Solo quelli internazionali, altamente profittevoli per i club della Lega inglese, prevedono che vengano irradiate tutte. All’estero i contenuti del satellitare sono dunque per la Premier assai superiori rispetto a quelli previsti nei confini nazionali. Esattamente l’opposto di quanto accade in Italia.

Le reazioni in Italia.
Mentre Mediaset al momento tace, Sky ha diffuso una nota ufficiale: “Questa sentenza avrà implicazioni sul modo in cuila Premier League strutturerà la vendita di questi diritti in Europa. Quello che non cambia è l’impegno di Sky a garantire ai nostri clienti programmi e contenuti della più alta qualità, sia che si tratti di nostre produzioni originali sia che si tratti di diritti acquistati sul mercato sulla base della loro disponibilità”. L’avvocato Enzo Morelli, padre giuridico della Legge Melandri, si schiera tra i realisti a oltranza: “Gli effetti sono dirompenti, è un’altra sentenza Bosman”. Tullio Camiglieri, ex manager di Sky Italia, prova a quantificare le possibili conseguenze economiche per le società: “Potrebbero venire a mancare circa 80 milioni all’anno per la cessione dei diritti tv all’estero”.

Le conseguenze immediate per la Serie A. L’advisor Infront ela Lega Calcio stanno esaminando a fondo la decisione comunitaria. Il provvedimento dell’Alta Corte cambia le opzioni del prossimo bando per la cessione dei diritti esteri alla piattaforma satellitare. Il documento dovrà essere predisposto entro la fine del 2011. Dovrà essere molto diverso da quello che si pensava di allestire.

Lo scenario. Sky e Mediaset hanno appena versato nelle casse della Lega Calcio quasi 2,5 miliardi di euro per trasmettere le partite di campionato per i prossimi tre anni. Potrebbe accadere a questo punto che un qualsiasi network europeo acquisisca per una manciata di milioni i diritti tv per l’estero della serie A italiana. Essi sarebbero poi commercializzarli, in Italia o in qualunque altra nazione dei 27 paesi membri della UE, a un prezzo decisamente inferiore. Tutto potrebbe avvenire dopo averli prodotti in lingua locale, spendendo qualche migliaio di euro. Se così fosse, il valore dei diritti tv crollerebbe in poche settimane. Le conseguenze per i club italiani, sarebbero esiziali, considerato che le venti società di serie A traggono dalle pay tv il 70% dei ricavi.

Le possibili contromosse. Le strade percorribili dalla Serie A Tim per mettere una pezza alla sentenza della Corte europea sembrano al momento due: 1) accordarsi con le altre Leghe professionistiche per vendere i diritti tv con un solo bando in tutta Europa (una procedura complessa, che potrebbe richiedere molto tempo per essere allestita per poi ricadere sotto la mannaia della Ue); 2) non vendere i diritti tv della piattaforma satellitare a determinate nazioni europee in grado di trasmettere le partite in Italia a prezzi al ribasso, considerato che in prospettiva questo potrebbe incidere sul valore dei diritti tv nazionali della serie A (al momento i più alti al mondo).

Fair Play Finanziario e diritti tv, la serie A va a fondo?

Sergio Mutolowww.calciopress.net

Annuncio pubblicitario
Annuncio pubblicitario

OPINIONI

Articoli del Mese

Copyright © Calciopress.net - Testata giornalistica reg. Trib. di Firenze atto 5591 del 04/07/2007 Direttore: Sergio Mutolo - Vicedirettore: Stefano Cordeschi - Direttore Editoriale: Berta Film