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(Calciopress – Ro. Be.) Arrigo Sacchi, in un’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, ha preso spunto dalla bella impresa della Nazionale di Cesare Prandelli per valutare a tutto campo il sistema calcistico italiano: “Qualificati per Euro 2012? Prandelli merita applausi. Mi piace il modo in cui l’Italia prende possesso del campo. Mi piace questo desiderio di stupire, di cercare una nuova via. Però aspettiamo prima di parlare di Rinascimento italiano: mi sembra una definizione un po’ audace”

Dietro al fenomeno-Nazionale si rischia di trovare il vuoto, senza i necessari interventi strutturali: “Cesare è un maestro. Ha svolto un ottimo lavoro, ma è tutta la base che deve sorreggere il movimento. Mi spiego: si devono svegliare le società, investire di più nei settori giovanili e i dirigenti devono avere più coraggio e più pazienza. Perchè? In Europa il Palermo è stato eliminato dal Thun. La Roma dallo Slovan Bratislava. L’Udinese non è entrata in Champions perché l’Arsenal ha dimostrato di essere più forte. Insomma, aspettiamo prima di dire che siamo fuori dal tunnel”

Inevitabile il richiamo ai giovani, vero pallino di Sacchi: “Si deve investire nel futuro, nei settori giovanili. In Italia i soldi destinati ai ragazzi sono il 2 %del bilancio delle società, in Spagna sono il 7-10 %. All’estero hanno centri di formazione dove i giovani si possono allenare, noi ancora niente. Per fare l’allenatore in Italia si deve frequentare un corso a Coverciano che dura 32 giorni. In Spagna è obbligatorio seguire 2 anni di lezioni. Purtroppo da noi la cosa più difficile è cambiarela mentalità. La Federcalcio ci sta provando, è già un passo in avanti rispetto al passato”.

Per cambiare le cose serve una rivoluzione culturale: “Ai dirigenti che cosa direi? Di non chiedere più agli allenatori del settore giovanile “che cosa abbiamo fatto?”, ma ”come abbiamo giocato?” Quella che serve è una rivoluzione culturale. Siamo schiavi del risultato e in base al risultato giudichiamo. Questo è sbagliato. E l’errore lo commettono anche gli spettatori che pagano il biglietto e devono pretendere di assistere a belle partite”.
In chiusura una bacchettata anche ai media: “E pure i giornalisti, quando commentano, non si soffermino soltanto sull’1-0 o sul 2-0: guardino come una squadra gioca e non solo chi fa gol o chi lo sbaglia”.

Ro. Be. – www.calciopress.net

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