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cappellinoDal fallimento del 2004, quando sotto la guida del presidente Capucci e per un disavanzo di 1 milione e 710 mila euro la società gialloblu fu esclusa dall’allora Serie C1, non c’è più stata una sola soddisfazione per i sostenitori del “Leone Gialloblù”.

Alla guida societaria, negli anni, si sono succeduti più presidenti – da Pecorelli a Fiaschetti, passando per Bisanti – con il solo risultato di una sequela di stagioni fallimentari, incapaci di risollevare le sorti della squadra.

Eppure a Viterbo le cose erano cambiate decisamente, soprattutto con la ristrutturazione dello stadio Enrico Rocchi, attualmente uno dei migliori impianti in circolazione. Questo avrebbe dovuto portare un certo interesse, da parte di imprenditori, nell’investire nella squadra del capoluogo della Tuscia.

In effetti alcuni personaggi di spicco, in qualche maniera, si erano avvicinati per rilevare le quote societarie gialloblu. Non si riescono a comprendere, però, le ragioni per cui si sia arrivati fallimento delle trattative. O meglio, in alcuni casi la situazione è assai nota,e non certo dovuta a vicende sportive quanto a diatribe politiche che dovrebbero stazionare lontano dal calcio  ma che viceversa in questo sport piantano radici in vari ambiti.

La situazione più importante, ha riguardato il possibile ingresso di Piero Camilli (già proprietario di Grosseto e di quote del Pisa). In molti avevano sperato di vedere il “Comandante” alla guida dei gialloblu. Per questioni legate a divergenze di carattere politico, l’affare non è mai andato in porto.

E così, anno dopo anno, gli ormai esasperati tifosi gialloblu sono costretti a combattere con gestioni societarie “divertenti” se non fosse per risultati sportivi fortemente mediocri, che stanno mettendo a dura prova la fede degli ormai esigui ma tenaci tifosi gialloblu.

Anche nella stagione in corso non sono mancati gli errori di gestione del presidente Fiaschetti e del suo entourage, capaci di spendere malamente in fase di costruzione della squadra affidata alla guida tecnica di Raffaele Sergio, che non ha portato a  risultati nè a un gioco apprezzabile. Alla terza giornata di campionato, tecnico e società, hanno deciso di interrompere il rapporto.

Il dopo Sergio è coinciso con la promozione di Alessandro Conticchio a tecnico della prima squadra. Un allenatore giovane e privo di esperienza, che spesso deve confrontarsi con giocatori che hanno praticamente la sua stessa età.

Fatto sta che i gloriosi colori gialloblu, non solamente per demeriti dell’allenatore, stazionano mestamente in Serie D da ormai troppo tempo. Ora poi la classifica preoccupa, e molto, i suoi tifosi. Un penultimo posto davvero poco lusinghiero per una società che meriterebbe ben altro tipo di gestioni e di categorie, Non certo un modo alquanto dilettantesco di gestire le cose.

Una storia tutta italiana. Dove al fare si contrappone l’ inefficienza di una classe dirigente incapace di dare una svolta alle cose, con la fermezza e la competenza che servirebbero.

Stefano Cordeschi – www.calciopress.net

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