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(Calciopress – St. Ant.) Sembra che sia in dirittura d’arrivo la nuova legge sugli stadi di proprietà. Dopo tre anni di discussioni, in questi giorni la legge bipartisan Butti-Lolli sugli stadi di proprietà dovrebbe essere approvata in commissione alla Camera. Entro la fine del 2011 dovrebbe ricevere il via libera definitivo dal Senato.

I club di serie A dicono di volerci puntare. Per fare business, la costruzione avverrebbe in cambio di aree edificabili e di licenze commerciali. A parte l’effettivo vantaggio di contare su uno stadio di proprietà (QUI i particolari), davvero tutte le società ambiscono ad uno stadio proprio? E’ quanto si domanda  una inchiesta dal titolo “Quasi quasi mi faccio uno stadio”. Compare sul settimanale L’Espresso numero 44 del 3 novembre 2011. Porta la firma di Gianfrancesco Turano.

Il report precisa che in serie A Tim marciano verso lo stadio di proprietà in nove: Lazio, Roma, Cagliari, Fiorentina, Palermo, Udinese, Siena e Atalanta. La Juventus di Andrea Agnelli è l’unica ad avere già tagliato il traguardo. A queste vanno aggiunte un paio di nobili decadute al momento confinate in Serie Bwin (Sampdoria e Hellas Verona), oltre al Torino di Urbano cairo che vorrebbe ricostruire il vecchio Filadelfia (QUI i particolari). Tutti gli altri sono poco interessati o preferiscono ristrutturare il vecchio senza comprarlo dal Comune. Fra i renitenti all’acquisto ci sono il Milan di Silvio Berlusconi e il Napoli di Aurelio De Laurentiis.

Questa gran voglia di spendere non c’è, insomma. Lo Stato non ha i fondi per sostenere il grande balzo tecnologico (come hanno fatto i tedeschi con i Mondiali del 2006 e i francesi nel 1998). Per questa ragione i club vogliono le cosiddette “compensazioni”. Il significato del termine lo spiega Maurizio Beretta, numero uno della Lega. “Il concetto è che le altre legislazioni europee prevedevano contributi pubblici. Da noi non ce ne sono e si farà con denaro dei club. Ma la legge deve assicurare la sostenibilità economica per realizzare e poi gestire gli impianti di proprietà. Insieme allo stadio ci sarà l’autorizzazione a costruire cose diverse per finanziare gli investimenti”.

Anche i Comuni (proprietari di tutti gli stadi ad eccezione dell’Olimpico di Roma che è del Coni), avranno una loro piccola compensazione con un 2 per cento sul valore dell’opera costruita. La quota sarà impegnata nella realizzazione di palestre e strutture scolastiche. Infine, si spera nei benefici economici che i lavori dovrebbero creare, con un investimento stimato in 2 mila euro a posto.

E’ stato deciso mantenimento dei vincoli previsti per legge. Una buona notizia, almeno in via teorica. In pratica, le giunte locali resteranno da sole ad affrontare il rischio di alienarsi le simpatie dei tifosi. Non sarà facile reggere la pressione, a meno di avere un consenso molto solido. Le conferenze stampa di alcuni presidenti pronti a vendere il club per contrasti con il sindaco sull’area del nuovo stadio sono diventate un classico, a cominciare dai duetti fra Diego Della Valle e Matteo Renzi per la Cittadella Viola, ora abbandonata in favore dell’area Mercafir a Novoli.

Un esempio riguarda la Karalis Arena (nella foto, il rendering del nuovo impianto del Cagliari di Massimo Cellino), autorizzata dalla giunta regionale sarda lo scorso giovedì 20 ottobre. Il progetto potrà saltare la Valutazione di impatto ambientale ma dovrà superare i dubbi dell’ente di controllo dell’aviazione civile (Enac) visto che il sito scelto dal presidente rossoblù Massimo Cellino è a Elmas, nei pressi dell’aeroporto cagliaritano.

A Milano, almeno per i prossimi tre anni, il calcio rimarrà al Meazza. La Scala del calcio sarà rinnovata per potere accedere alla qualifica di stadio d’élite e ospitare la finale di Champions league del 2014. I lavori valgono 20 milioni e verranno scontati dal canone annuale di 8 milioni pagato da Milan e Inter al Comune. “Ci saranno”, dice Pierfrancesco Barletta, amministratore delegato del Consorzio San Siro, controllato alla pari dai due club milanesi, “un nuovo store, un ristorante con vista sul campo aperto sette giorni su sette, altri tre box Sky e un nuovo museo, considerando che quello attuale è già il secondo monumento più visitato a Milano con 2 milioni di ricavi l’anno scorso. Dalla stagione prossima abbatteremo le barriere fra il pubblico e il campo, come ci chiede l’Uefa”.

Dopo l’Expo 2015 è possibile che la convivenza fra nerazzurri e rossoneri si interrompa, con il Milan che si tiene la dimora coniugale al Meazza. L’Inter potrebbe costruire un’arena nuova in una zona ancora da individuare. Con i bilanci della Saras in rosso, conclude il report, Massimo Moratti dovrà pensarci bene.

Calcio italiano, tra miseria e nobiltà

St. Ant. – www.calciopress.net

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