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(Calciopress – Sergio Mutolo)
Tempi duri per i (pochi) tifosi italiani che hanno ancora voglia di seguire il calcio dal vivo, seduti sulle scomode tribune dei decrepiti stadi della serie A.

Cose che capitano quando si decide di (s)vendere alle pay tv, di fatto trasformate in ufficiali pagatori dei giocatori, quello che una volta era il campionato più bello del mondo.

Le televisioni a pagamento – in virtù dei lauti diritti tv che versano nelle casse dei club – sono diventate le artefici di calendari assurdi, costruiti nel più assoluto spregio dei tifosi paganti. Spettacoli messi in piedi unicamente in funzione del moloch-palinsesto e degli spettatori da salotto

Attenzione però. Siamo arrivati al livello di guardia. Se qualcuno non ci commissarierà, come è avvenuto per il governo italiano dopo anni di politica condotta in modo discutibile, tutto rischia di andare a carte quarantotto.

Lo dimostra il filotto da record: di partite in programma tra anticipi e posticipi di serie A, serie Bwin, Champions, Europa League e Tim Cup. A partire da stasera, e per 34 giorni consecutivi, si inanellerà una inarrestabile serie di partite tutte giocate alla luce dei riflettori.

Ogni giorno, una o più dirette televisive. Ci stanno dentro Sky, Mediaset, Rai eLa 7. Ciascuna con il suo bel pacchetto di gare in palinsesto e con la sua percentuale di (ir)responsabilità per il marasma montante.

Un caravanserraglio. Nessuno riuscirà a raccapezzarsi. Senza contare il rischio incombente per giocatori
che si prestano a giocare con temperature spesso sotto lo zero, su campi ai limiti della praticabilità (spesso sul filo del rinvio), senza avere il tempo di allenarsi e sotto la spada di Damocle di infortuni più o meno gravi.

Tornare indietro? Impossibile quando, in Italia, ticketing e merchandising sono solo parole. Gli stadi vuoti sono il frutto della scelta scellerata di aver messo il calcio nelle mani di pay tv sempre più intrusive.

Tutto andrà avanti di conserva, finchè farà comodo. Quando le emittenti staccheranno la spina, stanche del grigiore di impianti trasformati in cattedrali nel deserto, sarà troppo tardi per rialzarsi.

Sergio Mutolowww.calciopress.net

 

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