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(Calciopress-Luca Savarese) Raffaele Rubino è nato a Bari, il 9 gennaio del 1978. Tempo in cui l’Italia, non conosceva ancora le notti dorate di Pablito e Napoli, non sapeva del potere che un calciatore argentino, di li a poco, avrebbe consegnato ad un’intera città. Rubino, non è Robinho e nemmeno Rubinho, ma Rubino punto e basta. Non è quindi andato dal Manchester City al Milan o dal Genoa al Palermo, come fanno i giocatori brasiliani che non hanno ancora compiuto i venticinque anni e già sono nelle squadre più importanti del mondo.

Rubino è un tipo che ha sentito grandi emozioni dentro i piccoli stadi: Pro Sesto, Siena, Perugia e poi da sette anni Novara, città e squadra di cui è diventato il capitano ed il simbolo di una forza di essere sé stessi e, di un amor proprio che, nelle clausole di Robinho non le abbiamo ancora lette. Un rubino è una gemma preziosa e rara, dalle dimensioni molto piccole e, quando raggiunge i 10 carati, è ritenuto eccezionale. Raffaele Rubino, sabato pomeriggio ha raggiunto qualcosa di eccezionale. Intorno alle 19, orario in cui probabilmente Robinho si preparava ad una sontuosa cena con la sua ciurma di amici al seguito, in un ristorantone di Milano, lui andava di testa per cercare di mettere nella rete del Parma, un pallone che proveniva dai piedi ispiratissimi, di Rigoni. Stacco e gol, e pelle d’oca, ed emozioni che scorrono più veloci del sangue e lacrime che fanno più in fretta delle urla di gioia che partono dagli spalti del Silvio Piola: Raffaele ha appena segnato. Che c’è di strano, dicono i suoi fan, lo sa far bene. Di strano c’è che quel gol, quel colpo di testa preciso e rabbioso, è come una pagina di storia che molte generazioni leggeranno se vorranno sapere qualcosa sulla storia del calcio.

E’ il gol dei record, il primo in serie A, e quello che dimostra e racconta che Raffaele Rubino ha segnato in tutte le categorie con la maglia, sempre più sua seconda pelle, del Novara. Ha segnato in C2 ( ora seconda divisione ), ha timbrato in C1 ( ora prima divisione ) ha bussato in B ed ora, da un giorno e mezzo, ha fatto centro anche in A, dove osano le aquile, dove pochi ce la fanno. A trenta tre anni non sappiamo cosa farà Robinho, ma a trenta tre anni sappiamo che Rubino è un fenomeno. Lunga vita a questi talenti che ci toccano il cuore e che ci fanno comprendere che il calcio, nonostante si tenti di artificializzarlo e rintronarlo, parte e vive con le emozioni. Lucio Battisti ci diceva tu chiamale, se vuoi, emozioni, noi, grazie a Rubino ed alla sua genia, le vogliamo proprio chiamare così.

Luca Savarese – www.calciopress.net

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