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(Calciopress-Luca Savarese) Antonio Di Natale è con Miroslav Klose, il momentaneo capocannoniere della serie A, con 10 gol in quindici partite. E domenica i due bomber si sfideranno e, chissà che pioggia di gol, che valzer sotto porta. Domenica la porta del Chievo, che si opponeva all’Udinese, non voleva proprio aprirsi. Si, ci provavano un po’ tutti i calciatori messi in campo da Guidolin ma, niente, la palla non voleva proprio entrare. Sembrava per i friulani una di quelle giornate dove le provi tutte ma sbatti contro un muro di resistenza che non cade mai. Quelli del Cèo, del Chievo, erano ben contenti che ci fosse quel muro, magari non riuscivano nemmeno loro a segnare ma, se quel muro resisteva, non era poi così maluccio portare a casa, a Verona, un pareggino. Quel muro però ad un certo punto cadde.

Per rompere un muro ci vuole qualcuno che riesca a perforarlo, bisogna essere forti per rompere un muro. Totò di Natale, in questi anni ricchi di gol ha imparato anche ad essere un pompiere, cioè a buttare giù qualsiasi muro ed a spegnere vari incendi se ce ne fosse bisogno. Non è il numero dieci della gioiosa e bella Udinese per caso. Arriva ad un certo punto una palla dalla destra di Basta, Totò non è un gigante ma, in quel momento, decide di diventarlo: a volte riesci a diventare gigante solo quando lo vuoi fortissimamente. Totò lo vuole, in una frazione di secondo e, mentre Basta lancia quel pallone, dice basta al muro clivense e lo rompe, nel modo più difficile ma più efficace, saltando di testa, fermando la palla con la testa e facendo interrompere la traiettoria della sfera solo nella porta del Chievo, dietro a Sorrentino. Istante, fermati, sei bello, faceva dire Goethe a Faust, palla fermati, sei bella, fa dire Di Natale al cross di Basta. Magia potente. Come se un pompiere sfondasse una porta con un dito. Di Natale è diventato grande solo perché nella sua radiosa carriera ha saputo diventare piccolo, anzi, c’è nelle gesta cristalline di Totò una sorta di proporzionalità diretta.

Più aumentano le partite e crescono gli impegni e le responsabilità, lui diventa un pezzetto più umile. Pezzetto dopo pezzetto sta costruendo la sua carriera nell’umiltà. Ogni partita si ritrova ad essere più alto dentro. Ecco perché ha potuto saltare così bene e così in alto e rompere quel muro del Chievo. Non è vero che solo gli arieti segnano memorabili gol di testa. Chiedere a Totò Di Natale per chiedere. Dopo lo stacco di testa con gol che fece presagire bei momenti nella notte del ritorno di Champions, poi smentiti dall’ arrembaggio dell’Arsenal, ecco questo stacco di testa. Questa volta però Totò stai tranquillo, questa rete ha rotto il muro ed ha un peso importante, come un primato in classifica. Poi va be c’è la Juve che non può stare un minuto senza essere prima ma, ora potrai incontrarla, non prima di aver incontrato Klose, e chissà che colpi di testa, apriamo l’ombrello sarà una pioggia di gol. Parola del due volte capocannoniere consecutivo Antonio, in arte Totò, Di Natale.

Luca Savarese – www.calciopress.net

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