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(Calciopress-Stefano Cordeschi) Sarebbe interessante conoscere il criterio con cui si è scelto di far disputare uno degli anticipi di Lega Pro alle 14:30 del venerdì. Ce lo chiediamo perché questa decisione sa di tutto, tranne che del tanto decantato progetto di riportare la gente allo stadio. Lo spettacolo offerto dallo stadio Brianteo di Monza, nell’anticipo tra i brianzoli e il Benevento, è stato a dir poco deprimente. Spalti praticamente vuoti. Le voci dal campo che giungevano direttamente ai telespettatori di Sportitalia. Il Brianteo, più che da stadio,fungeva da cassa di risonanza.

COME LA A E LA B: E’ questo in sintesi quello a cui si sta guardando in Lega Pro. Anche la terza serie calcistica nostrana si sta piegando alle televisioni (Qui altri particolari), ma lo sta facendo nel peggiore dei modi, andando esclusivamente, o quasi, a riempire i vuoti lasciati dalle consorelle maggiori. Non è un caso se solamente la ex Serie C gioca i suoi anticipi alle 14:30. Un orario assurdo per un giorno di lavoro, che non lascia spazio neanche al più sfegatato dei tifosi. Una sorta di gara a porte chiuse di cui nessuno si giova, tantomeno chi da casa segue una gara senza alcun tipo di colore. Un calcio asettico, al quale il presidente Mario Macalli ha sempre guardato con riluttanza pur dando anche lui segni di cedimento.

NIENTE PER LE SOCIETA’: Volenti o nolenti, anche in terza serie si sta navigando sulla stessa rotta delle società di categoria superiore. la svendita alle televisioni, anche nei giorni lavorativi e negli orari più disparati, sta lentamente portando la Lega Pro verso uno spezzatino che finirà per essere mal digerito dai tifosi. Quello che però stona è l’assenza di iniziative verso le società. Se la via intrapresa è quella di una sorta di assuefazione al calcio maggiore, non si comprende il diniego da parte della Lega all’istituzione delle maglie nominative con numerazione personale. Un piccolo passo verso quel merchandising tanto voluto dalle società, ma mai realmente messo in atto.

IL TIFOSO SEMPRE PIU’ AI MARGINI DEL CALCIO: In tutto questo terremoto, l’unico che ne paga le conseguenze è il tifoso. Per tifoso intendiamo quello verace. Quello, tanto per intenderci, malato dei propri colori ma tagliato fuori dalle nuove iniziative della Lega. Eppure dovrebbe essere il primo da tutelare, quello su cui puntare per la rinascita di un calcio che non esiste più e, soprattutto, per ripopolare stadi ormai da tempo sgombri di calore e colore. Continuare con questo tipo di iniziative senza criterio, significherà scrivere la parola fine a un calcio in recessione, come il Paese che lo ospita.

Stefano Cordeschi – www.calciopress.net

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