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(Calciopress – Sergio Mutolo) Stamford Bridge, la casa del Chelsea, è la quintessenza dello stadio brit-style. I Blues giocano in un impianto carico di storia, incastonato all’interno di una delle aree più piacevoli di Londra. Il quartiere di Chelsea è un luogo fascinoso, dove la passione per il calcio si interseca con la ricerca delle sue radici.

Un aneddoto racconta che Roman Abramovich, il magnate russo attuale proprietario dei Blues, decise di acquistare il Chlesea solo dopo aver visionato lo Stamford Bridge dall’alto del proprio elicottero. “La grande storia del club” è sempre legata con un filo rosso a quella dello stadio dove gioca le sue partite.

Il Bridge fu inaugurato nel 1877, ma ospitò fino a 1904 solo gare di atletica leggera. Quando si decise di trasformarlo in uno stadio per il calcio fu proposto di acquistarlo al Fulham, ma il club preferì declinare l’offerta. Diventò allora di proprietà del Chelsea, squadra di nuova formazione che iniziò il suo cammino nella Footbal League a partire dalla stagione 1905-06.

Da allora i Blues hanno giocato le loro partite interne sul campo dello Stamford, ininterrottamente. Con una capienza di 41.841 posti è stato l’impianto più grande utilizzato a Londra da una squadra di calcio  fino all’inaugurazione dell’ Emirates Stadium (la nuova casa dell’Arsenal). Il Bridge è sempre pieno. Non conta la partita che si gioca. L’indice di occupazione, da anni, rasenta il 100%.

Lo stadio ha assunto la forma attuale a partire dal 1992 quando, dopo un decennio caratterizzato da aspre dispute legali e dalla campagna “Save the Bridge”  (“Salvate il Bridge”), fu costituita la Chelsea Pitch Owners (Proprietari del Campo del Chelsea”). Nel 1997 il Gruppo acquisì la proprietà fondiaria assoluta dello stadio, tutti i diritti di denominazione del club e il terreno di gioco. Ebbero dunque inizio i lavori di rinnovamento dell’impianto (con esclusione della East Stand). I posti furono resi tutti a sedere, si avvicinarono le tribune al terreno di gioco e vennero messe in opera le coperture. La ristrutturazione fu completata all’inizio del nuovo millennio.

Stamford Bridge non è solo uno stadio. E’ il “tempio” dove è custodita la storia centenaria del Chelsea, all’interno di un Museo tra i più frequentati di Londra. Comprende un hotel a quattro stelle (dove chi ne ha i mezzi economici può soggiornare in attesa della partita) e locali dove trascorrere il tempo che resta all’inizio della gara o nel corso della settimana. E’ meta di tour educativi (che comprendono sempre il Museo), aperti a gruppi che provengono da tutta l’Inghilterra e anche dall’estero. Vi si tengono costantemente feste di compleanno, organizzate con il supporto di visite guidate, al termine delle quali viene rilasciata a tutti i ragazzi che hanno partecipato una Birthday Card.

Assistere a una partita allo Stamford Bridge è un’esperienza irripetibile. Un grande spettacolo di pubblico, all’interno di uno stadio comodo e fascinoso. Rinasce dentro (in quei novanta minuti e passa) il piacere di tornare a essere parte attiva di un gioco che, in Italia, sta andando alla deriva e si avvia a perdere le sue radici. Anche (soprattutto?) a causa dello svuotamento di impianti vecchi e scomodi, trasformati in cadenti cattedrali nel deserto. Una lezione sulla quale meditare, per riuscire a catturare di nuovo il futuro di questo sport.

Sergio Mutolo  www.calciopress.net

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