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(Calciopress – Sergio Mutolo) Tempi duri per il calcio italiano e non solo in senso meteorologico.

Le linee guida dettate dalla Uefa del presidente Michel Platini in tema di Fair Play Finanziario giungono a regime in una fase storica congiunturale che sta mettendo a nudo i tanti nodi irrisolti del nostro sistema.

Se questi criteri non verranno adottati a livello continentale, la tutela del prodotto sarà sempre più difficile e con essa la sua salvaguardia nel tempo. Bisogna esserne tutti consapevoli.

Il fatto è che in Italia i problemi caldi sul tappeto sono numerosi e tutti fin qui irrisolti. Le regole del financial fair play potrebbero dare il colpo finale a una barca che fa acqua da tutte le parti e che comincia ad essere abbandonata anche dai tifosi (“Quando anche i tifosi abbandonano la nave”), Proviamo a fare il punto della situazione enucleando almeno quattro problemi la cui soluzione è cruciale per il futuro del nostro sistema.

Bilanci in rosso. I bilanci del calcio italiano sono da tempo ben oltre i livelli di guardia, dalla serie A alla Lega Pro (Prima e Seconda Divisione) passando perla serie B. La pletora dei club professionistici zavorra pericolosamente il sistema. Non consente la soddisfazione di bisogni in crescita esponenziale a fronte di entrate in calo progressivo. Esiste anche un problema di iniqua valutazione dei parametri finanziari da parte della Covisoc, che penalizza le categorie minori (terza e quarta divisione nazionali) dove i fallimenti si sprecano. Qualche tempo fa Il Sole 24 Ore scrisse, in modo ironicamente provocatorio, che il derby Milan-Inter in Prima Divisione non si potrebbe giocare. La situazione sta portando e porterà a una frattura tra le diverse Leghe, che si è per ora materializzata nella scissione tra la A ela B. Le sue conseguenze, tuttavia, potrebbero essere nel tempo assai più dolorose.

Pay tv e diritti televisivi. In base alla legge Melandri-Gentiloni la contrattazione dei diritti televisivi è diventata collettiva. I danari che cadono a pioggia sul calcio italiano dovrebbero essere suddivisi per il 40% in modo paritario tra tutti i club, per il 30% in rapporto al rendimento sportivo e per il 30% tenendo conto del bacino di utenza. Le modalità di suddivisione di questo ultimo 30% hanno innescato una battaglia tra le cosiddette grandi e le società medio-piccole ben lungi dall’essere risolta. Senza contare il fatto che i club non potranno continuare a reggersi troppo oltre su questa unica voce di ricavo.

Ranking Uefa. La Germania ci ha superato nella classifica basat sul coefficiente Uefa, rubando all’Italia un posto in Champions League. Le squadre di serie A ammesse alla più prestigiosa competizione europea diventeranno tre, con la terza classificata costretta a partire dai preliminari.  Il calo d’interesse intorno al campionato di serie A conseguente a questo stato di cose sarà verticale. Le già risicate presenze di pubblico negli stadi sono destinate a ridursi ancora nel tempo. L’impoverimento tecnico del campionato italiano, già fattuale, non potrà che lievitare e con esso la forbice rispetto agli altri tornei europei. Bisognerebbe fare qualcosa per risollevarsi. Le divisioni della Lega Serie A, con a capo un presidente da tempo dimissionario quale Beretta, non facilitano impulsi propositivi.

Nuovi stadi.La Legge Crimi sulla costruzione dei nuovi stadi italiani, al posto di quelli fatiscenti in cui si gioca oggi, è da tempo impantanata in Parlamento. Una circostanza che impedisce ai tifosi di poter assistere dal vivo alle partite in impianti degli di questo nome e, ai club, di poter contare su stadi polivalenti di proprietà utili per diversificare gli introiti fin qui legati, quasi in modo esclusivo, ai soli diritti tv.

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

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