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(Calciopress – Redazioneweb) Barbara Berlusconi, componente del cda del Milan, ha rilasciato una lunga e interessante intervista al quotidiano La Repubblica.

Un intervento a 360 gradi, durante il quale sono stati toccati molti argomenti di natura strettamente calcistica.

Particolarmente stimolante ci è apparsa la divagazione sul Cirque du Soleil (QUI i particolari). Servirebbero come il pane iniezioni di fantasia di questa fatta, nel desolante panorama che offre oggi il mondo pallonaro italiano.

Uno dei temi più scottanti, tra quelli affrontati, riguarda il Fair Play Finanziario. La sfida lanciata dalla Uefa di Michel Platini non spaventa Barbara Berlusconi (nella foto): “Obbliga a una gestione totalmente diversa. Le proprietà avranno forti limiti alla possibilità di ripianare le perdite. E non perché non lo vorranno, ma perché questo provvedimento non lo consentirà più. Il Milan, in ogni caso, come anche altre realtà italiane, è chiamato a vincere la ‘sfida della modernità’. Deve strutturarsi per competere sui mercati internazionali, attrarre nuovi partner commerciali, guardare ai paesi emergenti, far crescere la notorietà del brand, rinnovare le strutture, gestire il marchio a 360 gradi “.

Serve ovviamente programmazione: ” Soprattutto, serve diversificare i ricavi. Tutti gli sforzi e le energie non potranno più esaurirsi nella mera fase sportiva Con ancora più programmazione e una visione di medio-lungo periodo. Sono necessarie anche strategie di ampio respiro, che prescindano dalla mentalità del Sunday to Sunday Business”.

Il Milan non ha paura di confrontarsi con questo appuntamento cruciale: “Il Milan ha certamente lavorato molto in questi anni. Oggi la sfida è ancora più difficile: non è più solo con Manchester, Real, Bayern. Ora anche da noi le società di calcio, in particolare Juve e Roma, dimostrano di non temere il futuro. Con coraggio e qualche idea nuova. La Juve ha passato anni difficili. Ma a volte i sacrifici sono indispensabili per ritornare a grandi livelli”.

Il Fair Play Finanziario ha anche i suoi lati oscuri: “Inutile ormai dire se sia giusto o sbagliato. L’obiettivo è che i club programmino le loro attività rimanendo nei limiti dei propri introiti, con una gestione responsabile. Forse sembra troppo orientato sul controllo del conto economico, anziché sul controllo dei flussi di cassa, cosa che ritengo, nella fattispecie, più importante. Ma questo sport ha vissuto per troppi anni al di fuori delle più elementari regole economiche e di bilancio. Nessuna azienda può prescindere sempre e comunque dai propri conti. Anche il calcio dovrà adeguarsi”.

Una sfida con cui dovrà fare i conti tutta l’Europa: “Sbaglia chi pensa che solo l’Italia rischi. Il calcio inglese, pur bello e spettacolare, deve fare i conti con circa 3,8 miliardi di debiti e una gestione finanziaria gravemente in difficoltà. Anche la Spagna è in una situazione di forte indebitamento. Invece altrove, ad esempio in Germania, con stadi di proprietà e ricche sponsorizzazioni, senza fare follie hanno creato un sistema virtuoso, un esempio da imitare. Conti in ordine, stadi pieni, sviluppo delle attività commerciali e tanti giovani in campo. Il calcio non è un business solo per chi guadagna milioni di euro, ma anche per i tanti posti di lavoro che crea”.

Redazioneweb – www.calciopress.net

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