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L’articolo che segue (“Lega Pro, il calcio visto dal buco della serratura”) è stato pubblicato su Calciopress il 15 marzo 2011, ma potrebbe essere stato scritto oggi.

Nulla è cambiato nel corso di un anno. Il panorama del mondo pallonaro italiano è sempre più sfuocato. La sua deriva sempre più palpabile. La strada delle riforme deve essere imboccata senza più indugi.

“Anello debole del sistema, la Lega Pro sta per toccare il punto più basso della sua storia. Gli scarni resoconti dei media, distratti dal gossip che ha trasformato il calcio italiano in un caravanserraglio, non rendono conto del marasma in cui è costretta a sopravvivere la categoria guidata da Mario Macalli. Il procedere ondivago di Giancarlo Abete e del Consiglio Federale, dove nessuno sembra in grado di decidere niente, contribuiscono a incancrenire lo stato delle cose.

Gli organi di informazione, nazionali e non, sono supinamente ripiegati sulla serie A. Una martellante e insulsa paccottiglia di notizie precotte, prive di qualsiasi sostanza giornalistica, si abbatte su lettori e spettatori ormai rincoglioniti da vacui fiumi di parole. Quasi oscurata anche  la serie B, fino a pochi lustri addietro fiore all’occhiello del movimento pallonaro. Dalla cadetteria in giù, buio pesto. Poche notizie, frammentarie e confuse, relegate in spazi che vanno ricercati con il lanternino.

E’ rimasto solo il web a far capire i guai che stanno per travolgere una delle strutture portanti del sistema.La Lega Pro, per la numerosità dei club che gestisce, rappresenta la terza gamba di cui il calcio non dovrebbe fare a meno.

I blog e i forum dei tifosi di Prima e Seconda Divisione, presi a uova marce da organi federali distratti, aiutano a mettere a nudo le magagne che affliggono la categoria. Il caos dilagante punteggiato da deferimenti e penalizzazioni che si accavallano in modo scomposto, il deleterio indecisionismo di Abete e della Figc, il disinteresse della Lega Serie A Tim (impegnata a contare e sperperare la montagna di soldi incassati dalle pay tv).

Eppure l’esperienza dovrebbe insegnare che una casa crolla (quasi sempre) dalle fondamenta. In un’estate che si preannuncia bollente più che mai, la flebile resistenza del calcio minore verrà messa a dura prova. Alla fine, come avviene da (troppi) anni, si riuscirà in qualche modo a salvare capra e cavoli.

Si andrà avanti, lasciando sul campo morti e feriti scelti rigorosamente tra i più deboli del lotto. Poi si ricomincerà da capo, dal caos irrisolto che i vertici federali si trascinano dietro da troppo tempo. Tutto ripartirà da dove eravamo rimasti.

Ormai questo calcio è arrivato al capolinea. La serie A se ne dovrebbe andare per la sua strada, se si vuole salvare il salvabile. A tutte le altre categorie non resta che una soluzione, scegliere la strada di una mimesi catartica che indichi la mission più appropriata.

L’ineludibile riforma dei campionati potrà nascere solo dal gesto di eutanasia che qualcuno, prima o poi, dovrà trovare il coraggio e la forza di compiere.

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

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