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Cappellino Gialloblù terSalvo sporadici casi in controtendenza, i dati sull’afflusso di pubblico negli stadi italiani sono in costante peggioramento.

Il fenomeno è trasversale. Ormai non è più  questione di categoria, la crisi non risparmia nessuno. Si deve confrontare con il problema l’intero calcio professionistico (serie A, serie Bwin, Prima e Seconda Divisione di Lega Pro).

Alle nostre latitudini assistere dal vivo a una partita è diventato un problema burocratico. Lo spettacolo spesso deprimente che offrono le squadre in campo giustifica da parte sua gli ampi spazi vuoti che si fanno largo sulle tribune. Anche in televisione (pay tv o trasmissioni in chiaro non fa differenza) l’effetto mette i brividi.

I raffronti con le altre realtà professionistiche europee (Inghilterra e Germania in testa, ma anche Spagna e Francia) sono perdenti in partenza: ci sarebbe da sotterrarsi per la vergogna quando si analizzano i piccoli numeri della serie A Time e si confrontano con quelli delle concorrenti (Premier League, Bundesliga, Liga, e Ligue 1).

Le cause sono note a tutti. Visto però che quanti dovrebbero impegnarsi a vario titolo istituzionale per tutelare un prodotto che rappresenta pur sempre una delle maggiori risorse finanziarie del nostro paese e dà lavoro a un numero rilevante di occupati fanno finta di niente, vale forse la pena ritornarci sopra.

L’obsolescenza degli impianti, in Italia fatiscenti come pochi altri nell’Unione Europea, è il primo fattore critico. Una vera vergogna costringere gli spettatori paganti ad assistere in condizioni talmente disagiate a uno spettacolo, perché di questo si tratta quando si parla di una partita di calcio.

La costruzione di stadi nuovi, in Italia, dovrebbe rappresentare una priorità. La legge è da tempo immemorabile impantanata in Parlamento. Il cammino per rendere gli stadi luoghi frequentabili da un pubblico pagante si sta facendo davvero troppo accidentato.

Acquistare un biglietto è diventata una faccenda maledettamente complicata. Ogni città ha regole sue, ogni partita ha limitazioni in certi casi insormontabili. Casms, Osservatorio, Tessera del tifoso, Questure e Prefetture fanno a gara per scoraggiare i tifosi. Molti, alla fine, lasciano perdere e se ne restano a casa.

Di soldi da buttare via ce ne sono pochi di questi tempi, un altro elemento che certo non gioca a favore. Le pay tv, che vendono tutte le partite di A e B a prezzi ormai stracciati, fanno il resto. La gente sembra spinta a restarsene a casa piuttosto che a partecipare dal vivo a quello che, fino a non molto fa, era il rito della partita di calcio.

Il tempo passa inesorabile. I problemi si sommano e si incancreniscono. Gli stadi si svuotano ogni giorno di più. Il disimpegno dei tifosi rischia di diventare irreversibile. E’ quanto si voleva forse ottenere? Questa è la domanda.

Calcio, quando anche i tifosi abbandonano la nave

Sergio Mutolo  www.calciopress.net

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