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(Calciopress-Luca Savarese) Catania gongola. La squadra sapientemente allenata da Vincenzo Montella, una tra le undici superstiti del torneo ancora allenata dallo stesso tecnico che ha iniziato l’avventura a settembre, produce un calcio redditizio (33 punti ) e dai toni spettacolari.

Vincenzo Montella, partenopeo verace di Pomigliano D’Arco, lo sa bene che “ca’ nisciun è fess”. Non si può essere infatti fessi e fare 33 punti in 24 partite: una media da grande squadra, per un club come quello etnea consideratao una provinciale.

Sarà l’aria particolarmente salubre che si respira nella città alle falde dell’Etna. Sarà lo stadio, dedicato al presidente Angelo Massimino buonanima (famoso per le su frasi del tipo: “sto andando in un paese che non vi dico, a comprare due giocatori brasiliani”…). Sarà la colonia di argentini presenti in rosa che la fa sembrare una sorta di Newell’s Old Boys del calcio italiano. Saranno i colori rosso e azzurro, che ricordano il fuoco e il mare. Fatto sta che quest’anno a Catania si vola.

Il Catania prometteva bene già lo scorso anno, quando l’argentino (ma allora è un vizio…) Diego Pablo Simeone prese in mano le cose e tutti ne trassero gran beneficio. I punti alla fine furono 46, per un onorevole undicesimo posto che migliorò gli ultimi piazzamenti per niente deprimenti: 45 punti con Mihajlovic nel 2009-2010 e 43 punti con Walter Zenga nel 2008-2009.

Sinisa e “il ciolo” trassero il meglio dalla squadra subentrando in corsa, mentre per l’uomo ragno le cose furono fatte con calma. Prelevò una squadra anonima a pochi chilometri dal traguardo del 2008, la salvò e l’anno dopo si sbizzarrì.

Nessuna formazione è stata tanto costante come i catanesi, negli ultimi anni di A. La Juve bella di oggi è reduce da due inqualificabili settimi posti. L’Inter, gloriosa nel 2010, quest’anno suda sette camicie.

A proposito di Inter: domenica Montella e i suoi andranno a far visita al Meazza proprio ai nerazzurri, che non sono proprio nel loro annus mirabilis. In un Inter-Catania di alcuni anni fa Mascara, attaccante story del Catania e ora tristemente panchinaro in quel di Novara, realizzò quello che spesso si dice un eurogol o un gollasso o un gol da favola: quasi dal fallo laterale palleggio elegante, tiro e palla che inchioda Julio Cesar.

La favola del Catania è continuata, anche se, con protagonisti diversi. Come Giovanni Marchese: un operaio della porta accanto, un silenzioso ragazzo siciliano che è ormai titolare fisso del frizzante undici di Montella. Alcuni tornei fa sulla sua fascia correva Vargas, ora c’è Marchese che se fa golazzi o eurogol: come quello che ha schiantato il Novara domenica, perla talmente bella che neanche permette al pallone arrivato dal corner di toccare terra, non lo fa sporcare e giù un sinistro perfetto e potente.

Anche questo Catania non vuole far toccare terra al pallone. Va in campo per giocarsela a viso aperto con tutti, in ogni occasione. Non sappiamo se, nella tanto considerata e glorificata Inghilterra, esista una realtà così costante e propositiva.

Luca Savarese – www.calciopress.net

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