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(Calciopress – Sergio Mutolo)  Il 19 giugno 2008 il presidente Mario Macalli cancellava con un colpo di spugna la vecchia serie C e faceva nascere la nuova Lega Pro. Al posto di serie C1 e serie C2, ecco dunque spuntare Prima e Seconda Divisione nazionale. Sono passati quasi quattro anni.

Alla resa dei conti si è rivelata un’operazione di puro maquillage.  Niente di più, niente di meno. Il “cambiamento epocale” che era stato preannunciato dai vertici federali, si è dimostrato velleitario. Stando alle dichiarazioni dell’epoca, la Lega di Firenze si sarebbe dovuta “uniformare al modello delle leghe inglesi”.

Il vagheggiato modello non è mai decollato. I problemi della vecchia serie C si sono anzi incancreniti. La nascita della nuova Lega Pro ha coinciso, paradossalmente, con l’inizio della fine di una categoria storica nel panorama del calcio italiano.

Nel marzo 2012 Macalli si trova a fare i conti con uno sfascio senza precedenti. Durante la stagione in  corso molte delle società iscritte hanno mostrato difficoltà economiche crescenti. Le crisi si succedono a tamburo battente. L’esito dei campionati, affidato alle decisioni della Giustizia sportiva nei suoi vari gradi, è comunque falsato.

In buona sostanza, il “modello delle leghe inglesi” vaticinato per la Lega Pro non è mai partito. Ticketing? Marketing? Sponsor unico? Quelli che nella Football League 1 e 2 sono marchi di fabbrica, in terza e quarta serie nazionale (e non solo) corrispondono a scatole vuote.

Il fatto è che per la serie C, o Lega Pro che dir si voglia, non è stata fin qui tracciata la mission in grado di dare un senso e una vera svolta ai campionati. La categoria ha finito per avvitarsi su se stessa, travolta dalla crisi economica globale e dalla inarrestabile deriva del calcio italiano (“Calcio e riforme, da dove ricominciare”).

Sarebbe occorsa più lungimiranza negli anni passati. La Figc del presidente Giancarlo Abete, di fronte ai bagni di sangue che si succedevano in Lega Pro a ogni fine stagione, avrebbe dovuto trovare il coraggio di tagliare il format d’imperio e ben più drasticamente di quanto le mere circostanze (vale a dire gli interventi d’ufficio della Covisoc) non abbiano di fatto determinato.

I controlli e le certificazioni che sono i presupposti di un risultato sportivo fondato su effettivi criteri di lealtà sportiva (verifica dei bilanci, idoneità degli impianti, rispetto scrupoloso delle regole, equa distribuzione delle risorse, sussidiarietà e quant’altro) avrebbero potuto essere ben più cogenti.

Cosa succederà quest’anno? Di fronte alla nuova ecatombe che si va profilando (“Lega Pro, monte penalizzazioni a quota 84”), la Figc di Giancarlo Abete troverà finalmente la forza per rovesciare il tavolo?

Il fatto è che nel sistema calcio italiano gli anni trascorrono senza che accada mai nulla. Le opportunità non sono sfruttate. I treni vengono guardati passare senza nemmeno provare a salirci sopra. Tempus inesorabile fugit.

Sergio Mutolo- www.calciopress.net

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