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Sergio Mutolo

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E’ un dato di fatto che in Italia il calcio tira sempre meno. Alle nostre latitudini le società professionistiche sono troppo numerose rispetto al resto d’Europa (92 in Inghilterra, 56 in Germania, 40 in Spagna e in Francia).

Si giocano troppe partite, molte delle quali inutili. Il tasso di riempimento degli stadi della serie A è appena del 52%, che significa stadi semivuoti. Impietoso anche in questo caso il raffronto con Inghilterra e Germania (91%), oltre che con la Spagna (74%).

La serie A e la Serie Bwin ancora riescono a cavarsela, grazie ai ricchi proventi delle pay tv che riempiono le casse sociali con i diritti televisivi. Il segnale che il sistema è vicino al punto di rottura arriva però dalla base, cioè dalle categorie professionistiche minori.

La Lega Pro attraversa uno dei periodi più bui della sua lunga storia (“Calcio alla deriva, qualcuno salvi la Lega Pro”). I club esclusi per inadempienze amministrative, secondo quanto afferma il presidente Macalli, saranno anche questa estate talmente numerosi da rendere necessario l’anticipo del progetto di riforma che avrebbe dovuto essere triennale.

Il numero uno della Lega di Firenze propone di accorpare la Prima e la Seconda Divisione, passando a una categoria unica con tre gironi da venti squadre ciascuno per un totale di sessanta club iscritti. Ricordiamo a questo proposito che, in Inghilterra, la terza e quarta serie nazionale contano in totale solo 48 club iscritti (“Calcio e riforme, il modello inglese”)

Per arrivare con urgenza a questi numeri, Macalli chiede alla Figc di Abete di applicare con la massima severità la normativa federale in materia di iscrizioni (anche per quanto attiene la conformità degli stadi rispetto a una categoria professionistica) e di attuare il blocco dei ripescaggi.

Il fatto è che per rendere operativa qualsiasi riforma dei campionati professionistici e ovviare all’ipertrofia del sistema calcio italiano, è necessario cooptare la volontà dei quattro quinti del Consiglio Federale.

Senza contare che, per parlare di una vera riforma, oltre a ridurre drasticamente il numero di società iscritte bisognerebbe definirne in modo chiaro e forte anche la mission.

In Lega Pro la revisione del format appare ormai ineludibile, sic stantibus rebus, per ottenere una più equa distribuzione delle risorse disponibili (che sono sempre più scarse) e salvaguardare la sopravvivenza dell’intero sistema calcio di cui questa storica categoria rappresenta le fondamenta.

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

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