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La profonda crisi del calcio italiano è espressa come meglio non si potrebbe dai continui scivoloni della serie A nella classifica del Ranking Uefa (“Ranking Uefa, l’indecoroso declino del calcio italiano”).

La deriva del sistema è legata soprattutto alla carenza di scelte in campo organizzativo, che vede implicate la Figc di Giancarlo Abete e la conduzione delle Leghe professionistiche (“Calcio e nuvole, a proposito del cosiddetto modello italiano”).

L’ormai prossima introduzione del fair play finanziario rischia dunque di dare la spallata finale al traballante sistema pallonaro italiano (“Fair Play Finanziario, solo una questione di ricavi”).

A proposito di modelli da emulare, va detto che la Bundesliga (nella foto, l’Allianz Arena di Monaco di Baviera) sta dando lezioni a tutto il calcio europeo. La Germania infatti, oltre a vantare i migliori bilanci societari del vecchio continente, ha visto più che triplicare i suoi ricavi negli ultimi dieci anni (passati da 577 a 1.715 milioni di euro).

Quali le ragioni di un successo che rischia di diventare travolgente e si prepara a far mangiare la polvere a nazioni di grande tradizione sportiva come la nostra? Ne possiamo elencare almeno cinque.

1. Bilanciamento delle entrate. Il presidente di Lega Reinhard Rauball ha spiegato in modo chiaro il segreto per uscire indenni dalla crisi economica globale. In Bundesliga la tv-dipendenza non esiste. Sponsor, merchandising e ticketing coprono quote elevate dei ricavi. I proventi da diritti tv sono di poco superiori al 30% (in Italia sono mediamente al 64%).

2. Stadi moderni e indici di occupazione ai limiti della capienza. Il confronto su questo terreno è improponibile. Rispetto alla povera Italia del terzo millennio, che deve fare i conti con impianti obsoleti e con un calo crescente del pubblico pagante. Quest’anno il trend degli spettatori in Germania sarà in ulteriore crescita.

3. Biglietti di ingresso a basso costo. Il costo dei tagliandi per assistere alle partite di Bundesliga è il più basso d’Europa. I biglietti sono alla portata di tutte le tasche. Nel pieno rispetto di quello spirito nazional-popolare di uno sport come il calcio che, da lungo tempo, è ormai evaporato nel Belpaese.

4. Equa distribuzione delle risorse. Non ci sono in Germania figli dell’oca bianca e dell’oca nera, come di norma avviene in Italia con vantaggi a carico delle solite privilegiate che finiscono per ammazzare il campionato di serie A e impedire ogni sorta di ricambio. Una voce importante, che porta a campionati sempre combattuti. Da venti anni il vincitore non viene fuori prima delle due ultime giornate e negli ultimi cinque anni si sono aggiudicati lo scudetto tre club diversi.

5. Cura dei vivai. In Bundesliga ogni anno sono investiti cento milioni di euro nelle accademie che alimentano i vivai. Il massimo campionato tedesco è una palestra per nuovi talenti. I club privilegiano i giovani che provengono dai rispettivi settori giovanili. Gli allenatori tedeschi sono meno soggetti alla logica del risultato che attanaglia i loro colleghi italiani e non hanno remore a lanciare in prima squadra i giovani che hanno le qualità giuste. La Germania, tra il 2008 e il 2009, ha collezionato vittorie e titoli nel settore giovanile, conquistando i titoli europei Under 17, Under 19 e Under 21. Le Nazionali giovanili sono diventate i veri serbatoi della Nazionale maggiore. Nell’ultima stagione di Bundesliga gli Under 23 scesi in campo hanno raggiunto la percentuale del 15%. Un dato sul quale il presidente della Figc Abete, il ct degli Azzurrri Prandelli e la triade di supporto tecnico di cui si avvale (Baggio, Rivera e Sacchi) dovrebbero attentamente meditare.

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

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