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Guanti portiereLa vita pullula di furbetti del quartierino, lo sappiamo tutti. Eppure finiamo vilmente per tollerarli, salvo poi pagarne sulla pelle le conseguenze.

Una razza dura a morire, soprattutto in Italia. Gente che cerca di elaborare progetti senza poter contare sul minimo di risorse finanziarie che sarebbero necessarie.

Il mondo del calcio professionistico, dalla serie A fino alla Lega Pro e passando per la B, brulica di personaggi di questo stampo. I furbetti ci provano e ci riprovano. In certi casi migrano da una società all’altra, senza porsi problemi di natura etica, infischiandosene del giudizio della gente. Facce di bronzo e muri di gomma elevati all’ennesima potenza.

Con il loro codazzo di nani e ballerine i furbetti riescono a mettere le mani sulle maglie senza avere i minimi requisiti economici per farlo, talora con la connivente indifferenza di ordinamenti istituzionali che dovrebbero esercitare un pur minima forma di controllo.

Se a livello calcistico si allunga in Italia l’elenco dei dissesti e cresce il cumulo delle macerie, soprattutto nelle categorie professionistiche minori, ci sarà pure una ragione.

Se i club non riescono a costruirsi un assetto stabile e scontano fallimenti a non finire, restando spesso a galla solo grazie a salvifici interventi pubblici, non è certo il frutto di una maledizione che si è abbattuta sul sistema Italia. Né può essere data la colpa a un destino cinico e baro che si accanisce sul nostro paese.

E’ piuttosto il portato delle pesanti responsabilità etiche di quanti, pur ricoprendo un preciso ruolo, hanno consentito con la loro latitanza questa paranoica debolezza strutturale del sistema.

Finchè le istituzioni preposte non eserciteranno le doverose forme di controllo, attraverso strumenti legislativi idonei, le maglie continueranno a essere in balia di personaggi ambigui e inadeguati. Le squadre continueranno a essere terreno di scorrerie per furbetti di bassa lega, inabili a elaborare e gestire un qualsivoglia progetto.

Le nostre città e le nostre maglie non meritano questa ignobile condanna. Va ricordato che le squadre appartengono, sempre e comunque, alle città di cui portano i colori. Bisogna aver chiaro anche il concetto che i tifosi ne sono i tutori designati. Per questo andrebbero difese e protette, come si fa (o almeno si dovrebbe fare) per qualsiasi altro bene rilevanza pubblica.

Sergio Mutolo  www.calciopress.net

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