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(Calciopress-Luca Savarese) La vita è fatta soprattutto per gente che sa aspettare. Il tutto e subito non è un’espressione felicemente declinabile. Si sa che la gatta frettolosa fa i gattini ciechi.

Un concetto, questo, che ha da sempre animato Stephan Andersen, nato nel 1981 a Copenaghe . Lui, non è nato titolare, non ha avuto nessuna pappa pronta. La bistecca ha dovuto sempre cucinarsela da sè, sulle griglie o sui fornellini che trovava di volta in volta nelle squadre che accoglievano il suo desiderio di parare.

Stirpe particolare la sua. L’estremo difensore nasce nell’attesa. In qualsiasi momento puoi vederti arrivare un tiro, un’incursione. Se non hai aspettato serenamente, sono dolori. Andersen, oltre a essersi scelto un ruolo dove l’attesa è fondamentale, ha scelto di fare dell’Attesa la sua scelta, il suo cavallo di battaglia e la sua musa ispiratrice.

Quest’anno all’Evian (Francia, Ligue 1), non partiva come prima scelta. Lui ha scelto di attendere e, nella sua attesa personale, si vedeva titolare fisso. A un certo punto l’attesa lo ha premiato. Le partite ha iniziato a seguirle non più dalla panchina ma direttamente dal campo, tra due pali che ora potevano parlargli e che non era più costretto a guardare da lontano.

Con le sue prestazioni si è guadagnato la nazionale, dove il veterano tecnico Morten Olsen lo ha voluto con sé. Il tecnico, da subito, ha messo le cose in chiaro: caro Andersen vieni con noi ma, non partirai come titolare. Lui non si è  certo preoccupato. La sua “attesa” lo confortava e che gli aveva appena regalato la vetrina del calcio francese. Mister aspetto. Non c’è problema. Se ci sarà un’occasione risponderò presente. L’attesa porta sempre qualcosa di positivo: l’occasione non solo è arrivata, ma è stata delle più dolci. Sorensen, il portiere titolare della nazionale danese, si è infortunato prima dell’inizio dell’Euro.

Kasper Schmeichel, figlio della leggenda Peter, è forse ancora giovane per essere buttato nella mischia di una manifestazione così decisiva. Gli occhi e le attenzioni, oltrechè al pacchetto di maglia da titolare (guanti, calzoncini e calzettoni da numero uno), diventano tutti per lui. Anderse, grato, li accoglie e ringrazia la sua “Attesa” che gongola e gli sussurra: Hai visto? Ce l’hai fatta in Francia e ora anche in nazionale: vai e fai vedere chi sei.

Gara inaugurale dell’Euro 2012. La sua Danimarca affronta l’Olanda. Un osso non duro, durissimo. In porta non c’è uno che lui deve guardare dalla panchina ma c’è lui, in persona. Stephan Andersen, il compagno dell’Attesa. La sua Attesa è lì con lui, dietro la porta, che gli sussurra dove buttarsi e quale angolo scegliere per intuire le infide traiettorie di Robben. Poi a un certo punto arriva Van Persie, che ha una voglia matta di segnare ma deve fare i conti con Andersen e con la sua attesa che non lo molla un attimo.

Alla fine il risultato sarà Danimarca 1 Olanda O. Lezione utile quella di Andersen. Un vademecum interessante, a maggior ragione oggi che non si sa più aspettar e si pretendono posti di lavoro (e relativi onori) immediati. Andiamo con calma. Un passo alla volta, con un andamento lento ma con un’attesa forte. Prendiamo esempio da Andersen. La navicella di Euro colato lo ringrazia.

Luca Savarese –www.calciopress.net

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