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Sergio Mutolo

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Sul calcio italiano, gravato da una miriade di problemi irrisolti, sta per abbattersi la mannaia del Fair Play Finanziario che potrebbe assestare il colpo decisivo a un sistema già agonizzante (QUIQUI e QUI i particolari).

Il sistema di controllo dei bilanci imposto dalla Uefa sarà propedeutico al rilascio delle Licenze, in carenza delle quali sarà precluso l’accesso alle ricche Coppe europee (Champions e Europa League). “Un euro speso per ogni euro incassato”. Questo l’assioma di Platini, in apparenza scontato nell’era del calcio-azienda.

La sopravvivenza dei club dovrebbe essere sostenuta da una effettiva diversificazione dei ricavi. Le entrate andrebbero equamente suddivise tra diritti tv, incassi da stadio (ticketing), sponsorizzazioni, marketing, plusvalenze acquisti-cessioni, merchandising e quant’altro la fantasia dei singoli sarà capace di inventarsi.

Il calcio italiano arriva in (colposo) ritardo a questo appuntamento, come ai molti altri che lo hanno preceduto. Per i club della serie A l’autosufficienza economica resta un’Araba Fenice. Le società della massima serie nazionale si sono semplicemente consegnate alle pay tv (Sky e Mediaset), di fatto l’unica fonte di introiti mediata dall’elargizione di ricchi diritti televisivi scriteriatamente scialati.

Alle nostre latitudini il pareggio di bilancio è, nella quasi totalità dei casi, una pia illusione. L’apporto di capitali freschi da parte dei proprietari riveste un ruolo ancora troppo cruciale nella sostenibilità economico-finanziaria dei singoli club. Nonostante il fatturato in crescita, poter contare su una dirigenza generosamente “liquida”  risulta ancora oggi un fattore determinante in Italia.

Pesa fortemente anche il ritardo accumulato nella costruzione di nuovi stadi, allineati ai parametri strutturali del calcio europeo, che sostituiscano impianti decrepiti e cadenti ridotti a cattedrali nel deserto.

In questo grigio contesto la sola nota positiva è rappresentata dalla tenuta complessiva del settore. Rispetto ad altri comparti economici, che in Italia sono in grave sofferenza, il calcio continua a mostrare una discreta resistenza alle turbolenze che hanno innestato la spirale della crisi.

Buchi neri che indeboliscono esponenzialmente un sistema ormai arretrato, che dovrà presto fare i conti anche con la deriva tecnica conseguente al vergognoso crollo nel Ranking Uefa. A partire dalla prossima stagione la serie Aavrà una squadra in meno nella Champions, con la terza che partirà dalle qualificazioni.

Se il sistema non saprà darsi presto una scossa, si profileranno stagioni terribili. Chi ha oggi le qualità e il carisma per addossarsi l’onere di una rifondazione sempre più difficile da realizzare? Questa è la domanda.

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

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