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(Calciopress-Stefano Cordeschi) Italia-Germania non è mai stata, e non sarà mai, una partita come le altre. Non lo è per i ricorsi sportivi che, dal 1970 in poi, hanno caratterizzato le notti  mondiali degli sportivi dei due paesi. Non lo è, soprattutto, dal punta di vista umano. Ne sanno qualcosa i tantissimi nostri connazionali che vivono e lavorano in Germania. Troppe volte hanno dovuto subire quell’italianis scheisse che ha risuonato nella comunità tedesca.

Una sorta di timore verso la nostra famigerata intraprendenza e quell’attitudine tutta italiana al sorriso, a dispetto dei tanti problemi incontrati. Le lacrime di gioia del 2006 dei nostri connazionali sono stata forse la cosa più bella, la soddisfazione più grande: quell’orgoglio per il tricolore portato con dignità nel mondo, issato in casa di chi continua a guardarci con sospetto.

Italia-Germania non potrà mai essere una partita normale. Certo il 1970, il 1982 e il 2006 sono lontani. Eppure questa partita continua a suscitare gli stessi sentimenti di allora. Cambiano i nomi e i luoghi, ma il ricorso è lo stesso.

La “Pizza” oggi è sostituita dallo “Spread”. I contorni politici sono cambiati così come quelli agonistici, con la Germania alle prese con una crescita costante rispetto all’Italia, sotto il profilo delle strutture e della politica giovanile.

Anche l’Italia ha fatto i suoi tenui progressi. Cesare Prandelli sta lavorando molto bene con un gruppo forse non eccelso tecnicamente, ma capace di un gioco di squadra a tratti entusiasmante (“Nazionale, Prandelli e l’isola che non c’è”). Avanti ragazzi, proviamoci ancora, d’altronde sognare non costa nulla.

Stefano Cordeschi – www.calciopress.net

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