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Sergio Mutolo

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(Calciopress – Sergio Mutolo)  Alla vigilia di Italia-Spagna, una sfida palpitante che fermerà il tempo e vedrà gli Azzurri contendere il primato continentale a una squadra iberica mai così forte, il nostro primo pensiero va ancora una volta a Cesare Prandelli.

Il ct è stato il vero artefice di un miracolo costruito sulle idee e sul lavoro. Perché è questa l’essenza dei soli miracoli che sanno produrre gli umani.

Ci ha fatto vedere una parte del calcio che da troppo tempo ci era tenuta nascosta, come l’altra faccia della luna. Ha reso possibile un evento al quale credeva soltanto lui.

Nei giorni precedenti la partenza per Euro 2012 non si è lasciato travolgere dallo scetticismo generale che sembrava aver sopraffatto tutto e tutti. Se è vero che in campo ci vanno i giocatori, è altrettanto verisimile che senza il supporto di una persona con le sue enormi qualità questo gruppo non sarebbe mai riuscito nell’impresa.

Cesare Prandelli rappresenta l’Italia che vorremmo. Non quella derisa per le sue troppe manchevolezze, bensì quella rispettata e temuta per i suoi numerosi meriti. L’Italia che ci aspetteremmo sempre di vedere riflessa negli occhi di chi ci osserva e ci critica, spesso a ragion veduta.

Non possiamo che ringraziarlo, ancora una volta, perchè gli siamo tutti debitori a prescindere da come finirà stasera a Kiev. Ci ha regalato un sogno. E’ riuscito a planarci sull’isola che non c’è. La meta verso la quale continua a tendere il Peter Pan che ognuno di noi si porta inesorabilmente dentro.

Per enfatizzare il lato straordinariamente etico di una persona tanto speciale quanto spiazzante nella sua semplicità qual è il “nostro” ct prendiamo in prestito le parole di un altro grande italiano, il Presidente della Repubblica Napolitano.

Nella lettera di augurio che ha indirizzato agli Azzurri, a Prandelli in particolare, c’è un passo che riportiamo integralmente. Rappresenta non solo la mirabile sintesi delle qualità umane e professionali del tecnico di Orzinuovi, ma pone una domanda che tutti gli italiani si dovrebbero porre in questi tempi opachi per il nostro Paese. Una domanda alla quale Prandelli ha dato la risposta migliore, quella che viene direttamente dal campo.

“Non c’è stato nessuno che non abbia condiviso l’impegno e lo sforzo, che non abbia dato il meglio di sè. E aver creato quel clima, aver saldato quella compagine è stato atto meritorio. Ho nello stesso tempo molto apprezzato la sobrietà e serietà dei suoi commenti: consapevolezza dell’importanza dei risultati, senza retorica, senza trionfalismi, sapendo quanta strada resti da percorrere. Ma non è forse questo il discorso da fare per l’Italia e per la sua Nazionale di calcio?”. 

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

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