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(Calciopress – Sergio Mutolo) In Lega Pro sta per consumarsi l’ennesimo massacro. Ogni anno di questi tempi, puntuale come un orologio svizzero, la mannaia dei fallimenti si abbatte sui club di Prima e Seconda Divisione falcidiandone i ranghi. Il format, ridotto lo scorso anno da 90 a 77 squadre, è già sceso oggi a 72.

Sono cinque le società che il 30 giugno non si sono iscritte. A molte altre toccherà la stessa sorte, dopo essere  passate attraverso il tritacarne della Covisoc, fino alla certificazione della scomparsa in occasione del Consiglio Federale fissato il 19 luglio. Come accade da qualche estate in qua tra il (colpevole) disinteresse generale, il presidente della Figc Abete decreterà la scomparsa di una cospicua manciata di club più o meno blasonati.

Va dato atto che stavolta il presidente Mario Macalli e il direttore generale Francesco Ghirelli hanno precorso i tempi. Stanchi di assistere a un’ecatombe dietro l’altra sono pronti a far partire da subito la riforma dei campionati di competenza. Il nuovo format prevede a regime 60 club suddivisi in tre gironi. Per giungere a questo risultato si sono battuti in Consiglio Federale per il blocco dei ripescaggi, una pratica invereconda che ha tenuto in vita per troppo tempo un malato in stato comatoso.

L’intenzione sarebbe quella di ammettere solo club sani da un punto di vista economico, in grado di autofinanziarsi per arrivare al termine della stagione in regola con il pagamento di stipendi e contributi. Si vorrebbe bloccare, una volta per tutte, anche la pioggia di deferimenti e penalizzazioni che da anni intossica la Lega Pro e falsa l’esito dei campionati.

Per riuscire nel nobile intento bisognerebbe però riuscire a fare anche qualcos’altro. Ovvero bloccare a monte l’intromissione nel sistema di tanti personaggi discutibili, spesso sempre gli stessi, che continuano a fare danni infiltrandosi tra le maglie sbucherellate del sistema e migrando da una società all’altra. Gente che non si pone interrogativi di natura etica, nella certezza garantita dell’impunità.

Facce di bronzo e muri di gomma elevati all’ennesima potenza. Personaggi obliqui che, con il loro codazzo di nani e ballerine, riescono a mettere le mani sulle maglie senza avere i minimi requisiti economici per farlo. Talora con la connivente indifferenza di ordinamenti istituzionali che dovrebbero esercitare un pur minima forma di controllo.

Se i club di Lega Pro non riescono a costruirsi un assetto stabile e scontano fallimenti a non finire, non è certo il frutto di una maledizione che si è abbattuta sul sistema Italia. Né può essere data la colpa a un destino cinico e baro che si accanisce sul nostro Paese. E’ piuttosto il portato delle pesanti responsabilità etiche di quanti, pur ricoprendo un preciso ruolo, hanno consentito con la loro latitanza la paranoica debolezza strutturale del sistema.

Finchè le istituzioni preposte non eserciteranno le doverose forme di controllo, attraverso strumenti legislativi idonei che frenino a monte il contagio, le squadre continueranno a essere terreno di scorrerie per furbetti di bassa lega inabili a elaborare qualsivoglia minimalistico progetto.

Va ricordato conclusivamente che le squadre appartengono, sempre e comunque, alle città di cui portano i colori. Bisogna aver chiaro il concetto che istituzioni e tifosi ne sono i tutori designati. Per questo andrebbero difese e protette come si fa,  o almeno si dovrebbe fare, per qualsiasi altro bene di rilevanza pubblica.

Sergio Mutolo – www.calciopress.net
(foto Emma Rotini)

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