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Sergio Mutolo

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Le notizie provenienti dalla Bundesliga versante Bayern Monaco (“In Bundesliga si gioca un altro calcio”) meriterebbero riflessioni molto più approfondite rispetto a quelle mostrate dalla generalità dei media, soprattutto alla luce dei dati sul crescente svuotamento degli stadi del calcio professionistico italiano (“Gli stadi vuoti del calcio italiano, futuro a rischio?”).

La crisi tecnica in cui è da anni sprofondato il calcio italiano è chiaramente espressa dai continui scivoloni della serie A nella classifica del Ranking Uefa (“Ranking Uefa, l’indecoroso declino del calcio italiano”). Una deriva sistemica frutto della mancanza di scelte cruciali sotto il profilo organizzativo, che coinvolge in modo diretto la Figc dell’evanescente presidente Giancarlo Abete e la serie A del suo poco incisivo omologo Maurizio Beretta (“Calcio e nuvole, a proposito del cosiddetto modello italiano”).

Tornando alla Bundesliga (nella foto, l’Allianz Arena di Monaco di Baviera), il calcio tedesco continua a dare lezioni alla derelitta serie A italiana. La Germania infatti, oltre a vantare i migliori bilanci societari del vecchio continente, ha visto più che triplicare i suoi ricavi negli ultimi dieci anni (passati da577 a1.715 milioni di euro). Quali le ragioni di un successo che rischia di diventare travolgente e farà presto mangiare la polvere a nazioni di grande tradizione sportiva come la nostra?

1. Bilanciamento delle entrate. Il presidente di Lega Reinhard Rauball ha spiegato in modo chiaro il segreto per uscire indenni dalla crisi economica globale. In Bundesliga la tv-dipendenza non esiste. Sponsor, merchandising e ticketing coprono quote elevate dei ricavi. I proventi da diritti tv sono di poco superiori al 30% (in Italia sono mediamente al 64%).

2. Stadi moderni e indici di occupazione altissimi. Il confronto su questo terreno è improponibile. Rispetto alla povera Italia del terzo millennio, che deve fare i conti con impianti obsoleti e con un calo crescente del pubblico pagante. Quest’anno il trend degli spettatori in Germania sarà in ulteriore crescita.

3. Biglietti di ingresso a basso costo. Il costo dei tagliandi per assistere alle partite di Bundesliga è il più basso d’Europa. I biglietti sono alla portata di tutte le tasche (la media è 14 euro per una curva e 40-50 euro per una tribuna). Tutto avviene nel pieno rispetto di quello spirito nazional-popolare di uno sport come il calcio che, da lungo tempo, è ormai evaporato nel Belpaese.

4. Equa distribuzione delle risorse. Non ci sono in Germania figli dell’oca bianca e dell’oca nera, come di norma avviene in Italia con vantaggi a carico delle solite privilegiate che finiscono per ammazzare il campionato di serie A e impedire ogni sorta di ricambio. Una voce importante, che porta a campionati sempre combattuti. Da venti anni il vincitore non viene fuori prima delle due ultime giornate e negli ultimi cinque anni si sono aggiudicati lo scudetto tre club diversi.

5. Cura dei vivai. In Bundesliga ogni anno sono investiti cento milioni di euro nelle accademie che alimentano i vivai. Il massimo campionato tedesco è una palestra per nuovi talenti e i club privilegiano i giovani che provengono dai rispettivi settori giovanili. Gli allenatori tedeschi, meno soggetti alla logica del risultato che imprigiona gli omologhi italiani, non hanno remore a lanciare in prima squadra i giovani che hanno qualità. Tra il 2008 e il 2009 la Germania ha fatto incetta di titoli nel settore giovanile, conquistando i titoli europei Under 17, Under 19 e Under 21 (divenuti i veri serbatoi della Nazionale maggiore). Senza contare che, nell’ultima stagione di Bundesliga, gli Under 23 scesi in campo hanno raggiunto la rispettabile percentuale del 15%.

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

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