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Sul calcio italiano, già afflitto da mille problemi, sta per calare anche la mannaia del Fair Play Finanziario (QUIQUI e QUI i particolari). Il sistema di controllo dei bilanci imposto dalla Uefa di monsieur Platini sarà propedeutico al rilascio delle Licenze, fondamentali per l’accesso alle ricche Coppe europee (Champions e Europa League). “Un euro speso per ogni euro incassato”, questo l’assioma di un’epoca nella quale ci si continua a riempire la bocca con il concetto di calcio-azienda,.

I club dovrebbero tirare avanti contando sulle proprie forze, puntando sulla diversificazione dei ricavi. Le entrate dovrebbero essere equamente suddivise tra diritti tv, incassi da stadio (ticketing), sponsorizzazioni, marketing, plusvalenze acquisti-cessioni, merchandising e quant’altro la fantasia dei singoli sarà capace di inventarsi.

Il calcio italiano arriva anche a questa sfida in forte ritardo. Per i club della serie A l’autosufficienza economica verso la quale spinge la Uefa è ancora di là da venire. Le società della massima serie nazionale si sono lasciate schiavizzare dai diritti televisivi distribuiti da Sky e Mediaset, al momento l’unica reale fonte di introiti sulla quale si regge il sistema.

Il pareggio di bilancio, alle nostre latitudini, è nella quasi totalità dei casi una pia illusione. L’esempio della virtuosa Bundesliga è lontano anni luce dalla mentalità sulla quale si è pericolosamente appiattito il nostro mondo pallonaro (“Modello Bayern, tra Azionariato Popolare e conti in ordine”).

L’apporto di capitali freschi da parte dei proprietari ha un ruolo ancora troppo cruciale nella sostenibilità economico-finanziaria delle società. Nonostante il fatturato in crescita, avere alle spalle una dirigenza generosamente “liquida”  risulta ancora oggi un fattore determinante in Italia.

In questo grigio contesto la sola nota positiva è rappresentata dalla tenuta complessiva del settore. Rispetto ad altri comparti economici, in Italia ormai in grave sofferenza, il calcio continua a mostrare una discreta resistenza alle turbolenze economiche che hanno innestato la spirale della crisi. Nessuno, però, sembra capace di approfittarne.

A breve il nostro calcio dovrà fare i conti anche con la deriva tecnica conseguente al vergognoso arretramento nel Ranking Uefa. La serie Aha perso una squadra in Champions a partire dalla prossima stagione, con la terza che partirà dalle qualificazioni.

Il mercato a senso unico della serie A, fatto di cessioni eccellenti cui non corrispondono arrivi all’altezza dei partenti, è lo specchio di una deriva tecnica che pesa come un macigno sul futuro del nostro sistema. Lo smantellamento del Milan, concretizzato dagli addii di Ibrahimovic e Thiago Silva passati al Psg, è la punta dell’iceberg di un tale stato di cose.

Il saccheggio in atto da parte dei top club del calcio europeo, intrinsecamente più ricco grazie ai petrodollari degli sceicchi ma di fatto più avanti del nostro sotto il profilo organizzativo, è solo all’inizio. Se il sistema non si darà una scossa, si preparano anni terribili. Chi ha oggi le qualità e il carisma per farsi carico di un simile onere? Questa è la domanda.

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

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