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Sergio Mutolo

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gambe biancorosseNeppure lo scandalo del calcioscommesse è riuscito a scuotere le nostre addormentate coscienze. Il calcio si è avvitato su se stesso da troppo tempo, per pensare che si possa venir fuori dal pastrocchio in cui è stato trasformato.

Il sistema ha finito per imboccare una strada che lo sta portando sull’orlo del precipizio. A nulla sono valsi gli ammonimenti, liquidati come profezie sinistre della Cassandra di turno. Si è scelto di fare come le tre scimmiette (“io non vedo, io non parlo, io non sento”) e tirare dritti verso l’inevitabile deriva.

Anche adesso che (quasi) tutti i nodi sono venuti al pettine il mondo pallonaro si indigna se qualcuno, più o meno esterno a questo mondo che puzza di marcio lontano un miglio, dice che sarebbe forse giunto il momento di fermarsi. Sedersi attorno a un qualche tavolo per riflettere sui mali che lo stanno incancrenendo. Cercare percorsi sostenibili, e compatibili, per impedire la deflagrazione di un pianeta a forte rischio di implosione.

Nessuno ha il coraggio di assumersi la responsabilità di questo sfascio. Non i vertici federali, incollati saldamente a poltrone che ballano nel vuoto. Non i club, i cui presidenti si riuniscono solo per parlare del modo in cui dividersi i diritti tv. Non i media, distratti dalla loro attenzione spasmodica verso squallidi gossip che li hanno distolti dalle questioni di fondo. Non i tifosi, che hanno scelto la via del disincanto e della diserzione. Domina l’indifferenza, il peggiore di tutti i mali come scriveva Antonio Gramsci.

In questo deserto culturale sarà pressocchè impossibile trovare soluzioni condivise. Ci vorrebbe un cavaliere bianco capace di rimettere tutti in riga, cacciando chi si deve cacciare e cambiando ciò che si deve cambiare. Così non è e non sarà. Di cavalieri bianchi all’orizzonte non c’è traccia. Se anche ce ne fosse, sarebbero alzati insormontabili sbarramenti per tenerlo lontano.

Il calcio naviga a vista. Non ha orizzonti verso i quali veleggiare. Procede per forza d’inerzia, come una boccia che rotola stancamente su se stessa. Per chi detiene le leve del potere l’importante è andare avanti. Ciò che conta è far finta di essere sani, come cantava Giorgio Gaber.

Sergio Mutolo www.calciopress.net

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