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(Calciopress-Stefano Cordeschi) La questione Cagliari – stadio, trova l’apice in questa quarta giornata di campionato, dove per assurde dichiarazioni del presidente isolano Cellino, il prefetto di Cagliari, ha disposto di rinviare la partita per questioni inerenti l’Ordine Pubblico. La gara tra il Cagliari e la Roma, si sarebbe dovuta disputare a porte chiuse, vista l’inagibilità dello stadio Is Arenas di Quartu. Ma il presidente Massimo Cellino, ha pensato bene di “renderlo agibile a parole” in maniera personale, invitando tutti i tifosi a recarsi allo stadio. Il prefetto, vista l’impossibilità di dare corso ad una situazione dove l’Ordine Pubblico poteva venire meno, ha emanato l’ordinanza di rinvio della partita.

Ma, a prescindere dalla gara specifica, e dalle ripercussioni che ne deriveranno, con la probabile sconfitta a tavolino del Cagliari a vantaggio dei giallorossi, nonché la possibilità di vedere la squadra isolana sanzionata di un punto in classifica, c’è da domandarsi da dove parte la questione “Cagliari – stadio”  ed eventualmente stabilire inadempienze ed eventuali omissioni. Come molti sapranno, per l’iscrizione al campionato, le società di calcio devono indicare in quale impianto disputeranno le proprie partite.

IL CAGLIARI E IL NEREO ROCCO: La società rossoblu nella sua domanda di iscrizione aveva indicato lo stadio di Trieste, quale campo dove disputare le gare interne. La stessa, aveva ricevuto il benestare della Lega, nonché quello fondamentale della Commissione per le infrastrutture. Per delega, (e qui la Lega dovrebbe esprimersi) si è passati a disputare le partite interne del Cagliari allo stadio Is Arenas di Quartu, con l’unico neo di non poter ospitare i tifosi, in quanto non a norma.

CELLINO E LE ISTITUZIONI: Un dirigente di calcio non dovrebbe mai intromettersi in quelle che sono le decisioni delle istituzioni preposte al controllo e alla gestione dell’Ordine e della Sicurezza Pubblica. Meno che mai, quando queste hanno emesso delle ordinanze. Invitare migliaia di persone in un luogo dove le istituzioni ne hanno vietato l’assembramento, è tanto grave quanto irresponsabile. Ci vorrebbe, da parte di tutti più responsabilità e rispetto, delle istituzioni, quanto dei tifosi. Ed oggi si è assistito ad una vera e propria débâcle, che raramente accade nei campi amatoriali, dove la passione calcio è ancora sentita, rispetto agli introiti televisivi della massima serie.

REGOLE SOLO PER IL CALCIO MINORE: La mancata disputa di Cagliari – Roma, riapre un annoso problema, ovvero quelle delle regole da rispettare. Premesso che domenicalmente i campi così detti a norma si contano sulle dita di una mano e, che la maggior parte delle gare si disputano su firma dei prefetti, non si capisce come le regole vengano applicate con rigore nei campionati minori e, palesemente scavalcate in quelle maggiori. Nella fattispecie la norma parla chiaro: L’art. 19 delle NOIF (Norme Organizzative Interne Federali) stabilisce che l’impianto sportivo in cui le società debbono svolgere la loro attività deve insistere sul territorio del Comune ove le società hanno la propria sede sociale. Su richiesta delle società può essere autorizzata, in via eccezionale e per fondati motivi, l’utilizzazione di impianti diversi.

Peccato che molte società di Serie D e Lega Pro non hanno potuto iscriversi al campionato di appartenenza, in quanto non è stato concesso loro l’uso di un impianto sportivo al di fuori del Comune di appartenenza.

Stefano Cordeschi – www.calciopress.net

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