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In Italia il sistema calcio è in rotta. Il ricordo di quel “modello” tricolore che aveva fatto della serie A il più bel campionato del mondo si è perso nei meandri del tempo.

Oggi si naviga a vista. La deriva del mondo pallonaro, plasmato a misura delle sempre più intrusive pay tv che potrebbero mollarlo da un momento all’altro, sta debilitando le ultime resistenze di una tifoseria che nel passato aveva pochi raffronti in Europa.

Manca una vera linea politica, condivisa e sostenibile. Ognuno continua a zappare il suo orticello, dimentico dell’interesse generale. Latita la lungimiranza, che pure dovrebbe contrassegnare l’agire degli umani.

Gli stadi sono grigi e fatiscenti. L’acquisto dei biglietti è stato trasformato in una corsa a ostacoli. Durante le partite, salvo rare e meritorie eccezioni, prevale un senso di noia e di stanchezza.

Se ancora esiste un modello italiano, si è ormai autoconfinato nella scelta indiscriminata di mettere più barriere possibili alle trasferte e di rallentare in tutti i modi possibili  l’accesso del pubblico negli stadi. Ciò avviene con misure preventive che sono anche e soprattutto punitive nei confronti della parte sana dei tifosi, che avrebbero forse ancora voglia di assistere dal vivo alle partite.

Ecco dunque gli stadi vuoti, la deriva tecnica del nostro calcio, l’arretramento progressivo nelle classifiche internazionali, il disincanto degli appassionati. Dov’è finito il campionato di una volta che tutti ci invidiavano? E’ davvero questo il modello con cui pensavamo di confrontarci nel terzo millennio?

Nel calcio esistono tanti modelli da imitare. C’è quello inglese e c’è anche quello spagnolo. Sistemi da imitare fino a un certo punto visto lo stato debitorio che potrebbe soffocarli da un momento all’altro. Eppure la struttura messa in piedi Oltre Manica per dare ordine alle quattro categorie professionistiche (dalla prima alla quarta divisione nazionale) si è dimostrata nel tempo vincente rispetto alla nostra.

C’è soprattutto un modello tedesco, sobrio da un punto di vista organizzativo forse più di quello anglosassone. In Germania, come in Inghilterra, gli stadi sono splendidi e sempre colmi ai limiti della capienza. I biglietti d’ingresso alle partite sono i meno cari d’Europa.

Dovunque ci rigiriamo troviamo comunque qualcosa di meglio della mediocre sarabanda con la quale siamo costretti a convivere. Se ci sono riusciti gli altri sistemi calcistici europei, perché non dobbiamo riuscirci anche noi? Questa è la domanda.

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

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